La dittatura dei libri

Un monumento enorme. Un libro verde e rosa messo su un piedistallo nel nulla di una piazza di Ashgabat, la capitale del Turkmenistan. L'ha scritto il presidente Niyazov, morto nel 2006


Nel progetto iniziale, il libro gigante nella piazza di Ashgabat avrebbe dovuto aprirsi e ogni notte mostrare una pagina diversa


Per scrivere “Dictator Literature”, Daniel Kalder ha letto le opere di quasi tutti i despoti del mondo, a cominciare da Lenin


Prima di scrivere opere teoriche sulla Russia e la Rivoluzione, Stalin aveva composto delle poesie che, a parere di Kalder, non erano male


Il “Mein Kampf”: oltre al contenuto, sciatto, pieno di errori sintattici e ortografici. Il “Libretto rosso” didascalico e tedioso
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)











