Quello che l'Italia non dice sull'attacco di Trump

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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Foto ANSA

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Donald Trump parla alla Cina perché l’Europa e l’Iran intendano.
Il presidente americano è tornato anche a criticare l’Italia, a modo suo, dicendosi sempre più deluso per la mancanza di coraggio nel sostenere l’impegno per fermare il nucleare iraniano e per garantire la libertà di navigazione e di commercio. “Non avremo più lo stesso tipo di relazione che avevamo con l’Italia”, dice Trump in un’intervista a Maria Bartiromo su Fox. La prima domanda lo porta chiaramente verso questo tipo di affermazioni.
E, ancora, grazie a domande molto indirizzate, ecco il nuovo affondo contro l’Italia e contro Giorgia Meloni.
La risposta italiana, come sappiamo, è stata quasi collettiva, unanime, così unanime da sollevare il sospetto di un formalismo privo di sostanza politica e di senso strategico. Come a dire: ci hai offesi, dalla presidente del Consiglio in giù, e noi ti rispondiamo con sdegno. Nessuno, però, tocca i punti concreti indicati da Trump e cioè nessuno si impegna nella ricerca di una vera capacità operativa italiana o europea per garantire la sicurezza nei rapporti con un paese aggressivo e pericoloso come l’Iran e nel garantire la libertà della navigazione in zone così importanti per prodotti di cui noi abbiamo bisogno.
 

Le tre "cose" principali

Fatto#1

Meloni tiene il punto e vede Volodymyr Zelensky, non proprio il cocco di Trump, e ribadisce il piano sostegno italiano all’Ucraina, quasi a segnare una nuova linea di alleanze internazionali, con cui si mettono in fila anche i pericoli, la Russia resta il primo paese da cui guardarsi, l’Iran, in questa visione, diventa meno preoccupante.
Si capisce che la strada possibile per la nuova Meloni è solo quella del Ppe, cioè di quella destra europea non trumpiana e non putiniana, ne accennavamo qui ieri, facendo riferimenti a capi di governo come Merz o Tusk. La logica politica porta da quella parte, la ricerca del consenso elettorale può far deflettere.

Fatto#2

Intanto va avanti il blocco del blocco, lo stop alle navi partenti dai porti iraniani sta funzionando anche oltre le aspettative e potrebbe accelerare l’avvio di vere trattative e poi un accordo (che deve tenere dentro, per forza, la consegna del materiale da cui potrebbe essere sviluppata l’arma nucleare)
E comincia a vedersi lo sblocco del blocco, perché la presenza militare americana permette invece di passare alle navi provenienti dai porti dei paesi del Golfo.

Fatto#3

Tutto bene, invece, tra Usa e nuova Ungheria, ma Magyar, prudentemente, preferisce evitare commenti.
Mentre Peter Magyar invita il presidente della repubblica ungherese, espressione dell’éra Orbàn, a levarsi di mezzo.
E affronta uno dei nodi strutturali dell’economia ungherese.
E, affacciandosi, c’è il fantasma di Orbàn o Orbàn stesso ancora in giro nei palazzi.
 

Oggi in pillole

  • Tutti vogliono i droni ucraini
  • Ah, nella stessa intervista a Fox citata sopra Trump dà anche lo sfratto al presidente della Federal reserve, occhio ai mercati
  • Una finezza di David Carretta sul Foglio per dire che ora non ci sono più scuse per l’Europa per non essere all’altezza del suo compito
  • L’Ue prova a proporre uno strumento per controllare l’età di chi usa i social, il programma (vasto) vorrebbe tutelare l’apprendimento online e, nello stesso tempo, salvare i giovanissimi dai rischi di bullismo o di adescamenti, oltre a proteggerne le capacità cognitive
  • Silvia Salis, olimpionica, vuole le Olimpiadi