Dai Clinton a Tim Walz e Buttigieg. A Chicago il ricambio generazionale passa per una friggitrice ad aria

L'ex presidente Bill Clinton alla convention di Chicago (LaPresse)
Quell’aggeggio che sta all’oggi come il microonde agli anni Sessanta e che Pete Buttigieg, il più applaudito della serata, il più efficace degli oratori, ha pronunciato in una narrazione di sé ormai consolidata e vincente: io, gay, veterano di guerra, ma soprattutto papà normale, la vita vera è quella che si svolge a casa mia e di mio marito la sera, coi bambini e appunto la friggitrice ad aria. Il new normal di questa generazione di Democratici così passa da queste famiglie che chiedono “free reproductive rights”, cioè i figli li facciamo come ci pare, e il governo deve stare “fuori dalla camera da letto”, come ha detto Tim Walz, lui stesso autore di due figli con l’eterologa che Trump vorrebbe impedire, e i figli erano lì a festeggiarlo.
A proposito: le donne in politica evidentemente invecchiano meglio degli uomini. Non solo Michelle Obama ha stracciato il marito nella serata di martedì, apparendo più efficace e sicura, ma anche tra Hillary e Bill Clinton non c’è gara. Sia le nuove che le vecchie generazioni poi sembrano convergere su una agenda fluida: non si capisce bene quali siano le coordinate di politica estera o di economia o d’altro, in questa campagna elettorale che per ora sceglie d’essere un po’ tutto e il contrario di tutto, con un grande nemico, Donald Trump, considerato “strano” ma anche “pericoloso”, come ha detto Walz.
Una campagna dove forse basta stare dalla parte giusta (speriamo che funzioni). Una lotta dove da una parte c’è il “buon senso” e dall’altra il “nonsense” come ha detto la star della serata, Oprah Winfrey, apparsa a sorpresa nella penultima sera in rappresentanza di unoshow business democratico che si è voluto tenere un po’ sottotraccia (anche questo è new normal). Oggi il gran finale con l’accettazione della nomination da parte di Kamala Harris, in un partito che è una grande tenda che tiene insieme tutto, da Alexandria Ocasio-Cortez ai repubblicani pentiti (una tenda dove non può mancare la friggitrice elettrica, vabbè).
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
Michele Masneri (born 1974) was born in Brescia and lives between Rome and Milan. He has been writing for Il Foglio for many years. His most recent books include the novel Paradiso (Adelphi, 2024); Steve Jobs Doesn't Live Here Anymore, a collection of reportage from Silicon Valley and California during the early Trump era (Adelphi, 2020); and Stile Alberto, a biographical essay on Alberto Arbasino, published by Quodlibet (2021), which also inspired the documentary of the same name.


