Manifesto per un governo vivo

Roma, Matteo Renzi alla presentazione dei candidati alle europee del Pd nel maggio 2019(foto LaPresse)


“Siamo un’altra cosa rispetto al Pd, abbiamo un altro entusiasmo. Ma il nostro avversario è Salvini, non Zingaretti”
È viva l’Italia che si apre. “Lasciamo i muri a chi scimmiotta Orbán, e non si rende conto di fare un danno al paese”. “Non vogliamo far piangere i ricchi, vogliamo far star bene i poveri”


“Vogliamo essere più forti rispetto alle previsioni… Questa nostra casa avrà a breve più di cinquanta parlamentari, centinaia di sindaci, una cinquantina di consiglieri regionali, migliaia di amministratori e soprattutto un sacco di comitati e semplici iscritti. Sarà una rivoluzione”


“Ritengo Quota 100 un furto alle nuove generazioni. E un autogol per il bilancio del paese”. “Eliminare il reddito di cittadinanza sarebbe un’inutile provocazione ai Cinque stelle, cercare di trasformarlo sempre di più in un lavoro di cittadinanza può avere una logica positiva anche per le aziende”
La prima manovra economica, “cacciare Salvini e bloccare l’aumento dell’Iva”. “Abbiamo fatto un partito No Tax. Quello che potremo fare per evitare l’aumento delle tasse lo faremo”. La necessità di sbloccare gli investimenti e di combattere il giustizialismo. Sì al sorteggio per il Csm: “Sono più d’accordo con Bonafede che con Orlando”


“La nuova maggioranza ha una forte componente giustizialista nei Cinque stelle. Ma le sensibilità personali sono spesso meno dure della linea ufficiale del partito. Molti di loro ammettono candidamente che il giustizialismo è un errore. Mi preoccupa paradossalmente di più la potenziale svolta giustizialista del Pd”


“Saremo alleati seri e affidabili adesso perché è giusto dare stabilità al governo e tranquillità al paese. Ma noi non abbiamo fatto questo governo per diventare alleati in pianta stabile di Casaleggio, sia chiaro. Salvare il paese è un dovere, salvare la Rousseau no. Alla fine della legislatura torneremo liberi e felici competitor”
Italia Viva: “Mi rivolgo a tutti. E’ il momento di mettersi in gioco, di dare una mano”. L’ambiente: “Se vuoi difenderlo devi investire in tecnologia e infrastrutture, non rifugiarti nei boschi”
Quali sono state le volte in cui in passato ha pensato di volere fare un proprio partito?
“Il giorno dopo le elezioni europee del 26 maggio 2014, ma sarebbe stato un atto di egoismo. Avrei vinto le elezioni ma avrei fatto un danno al paese. In un certo senso io capisco Salvini che voleva riscuotere il consenso: ma prima dell’interesse individuale c’è il bene comune, il servizio alla comunità. Salvini ha cercato di fare ciò che io avrei potuto fare e non ho voluto fare. Quanto a Italia Viva è chiaramente il partito che ho ispirato. Ma non è solo Renzi, anzi. E’ la diarchia, con una donna e un uomo in tutti i posti di responsabilità. Sono tantissime ragazze che in tutte le città stanno prendendo le redini di Italia Viva. Sono le parlamentari bravissime che stanno lavorando con noi: anche i maschietti sono bravi, ma le donne di più. E meno male che Rosato non è entrato al governo: è una macchina da guerra nell’organizzazione”.
In questi giorni avete proposto delle misure complessive per favorire l’occupazione delle donne. Può dirci qualcosa di più?
“La Leopolda quest’anno sarà una bomba. Queste proposte che lei cita faranno parte del Family Act su cui sta lavorando Elena Bonetti, una professoressa universitaria bravissima ma anche una bravissima ministra. Noi abbiamo in squadra un’altra fuoriclasse, Teresa Bellanova, che è strepitosa e tutte le volte che la vedo all’opera mi chiedo come sia stato possibile non candidarla alla guida del Pd nel 2019: chi le ha detto di no, si sta mangiando le mani. Sarebbe stata straordinaria. Ma sulle donne lavoreremo molto. Saremo davvero il primo partito femminista in un’accezione diversa dal passato: non ideologica ma straordinariamente concreta”.
C’è la possibilità che nei prossimi mesi arrivino ancora nel suo partito persone provenienti da altre esperienze politiche?
“Serve coraggio, noi abbiamo comprato un anno di tempo in Europa ma o lo riempiamo di progetti e proposte credibili oppure il rischio è quello di regalare ai nostri avversari a cominciare da Salvini un match point. Mi rivolgo a tutti, il mio è un appello ai naviganti. E’ il momento di mettersi in gioco, di dare una mano. E’ il momento zero, esattamente come lo è stato la Leopolda degli inizi e infatti sono convinto che quest’anno ci sarà un sacco di gente che ha voglia di impegnarsi e di iscriversi. Abbiamo ricevuto 10 mila euro al giorno per cinque giorni di fila con piccole donazioni sul sito dei Comitati. Siamo bombardati da email, da richieste di collaborazione, da proposte intelligenti. Venite a prendervi l’Italia Viva, venite a darci una mano. Basta polemiche sul passato, costruiamo il domani. Tutti insieme”.
La scorsa settimana abbiamo visto di fronte ai nostri occhi in azione il fenomeno Greta, anche nelle piazze italiane. Greta ha avuto certamente il merito di averci costretto a porci delle domande sull’ambiente. Non ha però paura che l’ambientalismo possa diventare una maschera dietro la quale nascondere i valori della decrescita?
“Il rischio esiste, però ci sono due fatti. Primo, c’è una generazione di ragazzi che si è messa in moto e chi ironizza su Greta deve avere il coraggio di ammetterlo. Potenza di quello che i greci chiamavano kairos: migliaia di persone hanno detto prima di Greta le cose che dice Greta. Al Gore ci ha vinto un Nobel e un Oscar, Obama ci ha costruito una intera narrazione a Parigi 2015, tante associazioni ci si sono spese. Eppure nessuno ha ottenuto la visibilità di questa ragazzina scandinava. Il secondo è che la politica non può mettere ‘mi piace’ in modo ipocrita sulle provocazioni di una sedicenne e poi girarsi dall’altra parte. Il nostro Piano Verde alla Leopolda sarà più ambizioso di quello della Merkel per la Germania. Su questo chiederemo di essere giudicati dal popolo delle piazze giovanili. Poi è chiaro: se vuoi difendere l’ambiente devi investire in tecnologia e infrastrutture, non rifugiarti nei boschi. E devi scommette su un ecosistema imprenditoriale e sociale che l’Italia già possiede ma che va migliorato. Servono le metropolitane e le tramvie per migliorare la vita nella città, servono i treni e le piste ciclabili, non la retorica e la demagogia”.
Tre ragioni per cui oggi può affermare con ragionevolezza che Salvini è un leader pericoloso.
“Non è pericoloso per la nostra democrazia ma per il nostro portafoglio. Perché se chiedi pieni poteri e poi scegli Borghi e Bagnai i mercati si agitano e a noi questo meccanismo ci massacra. Non è pericoloso per la nostra democrazia ma per la giustizia del nostro paese perché non fa chiarezza su questioni su cui ha il dovere di essere trasparente, ovvero la vicenda dei 49 milioni e la tangente da 65 milioni proposta dai russi. Non è pericolo per la democrazia ma per la convivenza civile. Poi Salvini ha creato un clima di tensione sociale per cui è normale che una ragazza di colore violentata nei lager in Libia si senta dire che la pacchia è finita. Se lo dice il ministro dell’Interno, chiunque pensa di poterlo ripetere senza problemi”.
Si è mai chiesto perché Salvini è ancora così popolare?
“Inviterei tutti a dare meno importanza ai sondaggi, che lasciano il tempo che trovano. Salvini è sempre più un personaggio e meno una personalità. E’ un personaggio quando va a fare la lotta nel fango da Barbara D’Urso e su questo costruisce la sua narrazione. E’ un personaggio con mille sfaccettature, è quasi complicato da definire. Lui è il nostro avversario principale, guai a sottovalutarlo. Sarà un piacere confrontarsi con lui il 15 ottobre davanti alle telecamere di ‘Porta a Porta’, con Bruno Vespa. Ma la popolarità va e viene, io ne so qualcosa”.
Qual è secondo lei oggi il principale ostacolo all’evoluzione dell’Europa?
“La Brexit è il più grande labirinto mai immaginato dalla mente politica. Come va a finire? Con Boris tutto è possibile. In questo scenario, l’Italia è fondamentale e molti ministri mi raccontano di essere accolti calorosamente ai vertici europei. Avere fatto tornare l’Italia in Europa è la strategia di fondo del cambio di governo perché togli di colpo l’idea che in Italia ci sono i populisti. Il sovranismo alle vongole di Meloni e Salvini ignora che il loro modello Orbán sta accogliendo molti migranti economici (almeno cinquantamila) ma utilizza i soldi del contribuente italiano per dire di no alle nostre richieste di solidarietà. Se l’Italia fosse un paese forte oggi direbbe con chiarezza che non accetteremo mai di dare soldi a chi ci dice di no. Ma Meloni e Salvini non sono fratelli d’Italia, sono nipotini d’Ungheria”.

La sentenza della Consulta sul fine vita interpella la nostra coscienza prima ancora che la nostra politica. Qual è il suo giudizio sulla sentenza?
“Su questo tema ho una lettura peculiare. Il cristiano che non vede nella morte la fine di tutto ovviamente non può legittimare il suicidio ma deve fare i conti con la morte, che è il momento chiave dell’esistenza tant’è che i teologi parlano di una nuova nascita, della nascita al Cielo. Tuttavia pretendere di eliminare la morte o semplificarla è disumano, per cristiani e no. La morte è la morte. Leggevo l’acuta riflessione di chi dice che ormai la morte è l’unico tabù rimasto: parlarne fa male, pensarci ancora di più. Ecco, su questi temi dovremmo fare una riflessione seria, articolata, profonda. Penso a me: dovessi trovarmi in condizioni devastanti vorrei che per me scegliessero i miei, mia moglie, i miei figli. Perché so che loro prenderebbero la decisione giusta per me. Non mi farebbero soffrire inutilmente e non mi farebbero morire per togliersi il problema. Ciascuno di noi ha un parente, un genitore, un nonno, un amico che ha dovuto vivere questa scelta. Questa scelta può essere codificata? Difficile farlo, difficile capire i paletti, difficile dare torto ai medici che chiedono che ci sia un pubblico ufficiale. Tutto è difficile su questi temi. Ma per forza, parliamo della morte, non di una corrente del Pd o di un tweet del Capitano: sono cose serie queste. Nella civiltà contadina da cui proveniamo, i piccoli erano portati sul letto di morte dei vecchi perché la morte faceva parte della vita. E andava guardata in faccia. E non era un tabù, ma un dolore. Il dolore più grande, certo. Ma un dolore da affrontare, non da rimuovere. Il Parlamento deve legiferare con lo spirito giusto: altrimenti commettiamo lo stesso errore commesso con i Dico, cioè ideologizzando una questione, e risolto con le unioni civili dopo anni. Bisogna ascoltarsi, dialogare. Accogliere le idee degli altri e rispettarsi”.
Lo Ius soli si può fare in questa legislatura?
“Se ci sono i numeri, e Di Maio ci sta, facciamo lo Ius Culturae. Se non ci sono i numeri, perché i Cinque stelle non ci sono, prendiamone atto. Ma non trasformiamolo in un tormentone come è stato fatto dal governo nel 2017, con un tragico errore. Io sono per lo Ius Culturae. Ci sono i numeri? Si fa. Non ci sono i numeri? Se ne parla la prossima volta. Intanto abbiamo sconfitto in Parlamento chi seminava odio e questo è già un passo avanti”.
Qual è un battaglia di cui ancora non ha parlato e che si vuole intestare come Italia Viva?
“Quella sull’autonomia. Salvini forse sarà sconfitto dai guai giudiziari della Lega, dai suoi errori, dai suoi colonnelli che sono pronti a farlo fuori. Ma noi non risolveremo mai il problema Salvini se non affronteremo in modo serio il nodo dell’autonomia. L’autonomia alle regioni è solo un nuovo centralismo. L’Italia deve scommettere sulle autonomie ma sulle autonomie dei sindaci, non dei governatori. Devi portarti dietro il Nord, a cominciare dal Veneto. Ma anche i tanti bravi sindaci del Sud. Devi scommettere su un modello in cui il sindaco non è stretto in una morsa tra la Corte dei conti che ti chiede i danni per qualsiasi errore e le Autorità centrali che ti bloccano ogni investimento. Liberare i nostri sindaci, liberare i nostri comuni, liberare i nostri territori. Se lo fai partendo dalle città sei forte e credibile, se lo fai partendo dalle regioni fai un nuovo centralismo. Italia Viva sarà il partito dei sindaci. Quelli di ieri, quelli di oggi e quelli di domani. Ma Italia Viva sarà anche il partito che chiede più autonomia in un quadro di solidarietà nazionale, non di egoismo. Ne parlerò venerdì prossimo con Matteo Ricci al Festival delle città, ma devo dire che su questo tema hanno già detto parole di saggezza Beppe Sala e altri ex colleghi. Torno da dove siamo partiti: contrastare il salvinismo è possibile sui contenuti, non con i tweet. Lo abbiamo sconfitto nel Palazzo, adesso va sconfitto nelle piazze. Italia Viva è nata anche per questo. E la Leopolda lo dimostrerà”.
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.


































