Lo strano caso di un paese di populismi che ha trasformato il populismo in un nuovo tabù

La Lega e il M5s, Orban, Trump e il Venezuela. E poi i poteri forti, la casta, le auto blu e i giornaloni. Da Gaber ai giorni nostri: "Qualcuno era populista"
22 MAG 21
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Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Beppe Grillo durante una manifestazione del M5s nel 2017 (Ansa)

Qualcuno era populista perché guardava solo Rete 4. Era populista perché vedeva la Cina o il Venezuela o l’Ungheria di Orbán o l’America di Trump come una promessa. Qualcuno era populista perché “è pazzesco, è la deflagrazione di un’epoca, è l’apocalisse dell’informazione, della tv, degli intellettuali, dei giornalisti” (Beppe Grillo sulla vittoria di Trump, 2017). Qualcuno era populista perché non c’era niente di meglio e perché chi era “contro”, era populista. Qualcuno era populista perché prendeva l’autobus e andava a piedi. Era populista perché “la decrescita felice” e la “disintermediazione”. Perché l’Europa, i poteri forti, la casta, le auto blu, i vitalizi, i voli di stato, i jet privati. Qualcuno era populista perché i “giornaloni”. Qualcuno era populista perché “Le Iene”, “Striscia la notizia”, “Piazzapulita”, “Non è l’Arena”. Qualcuno era populista perché laureato presso “l’università della vita”, per il golpe in Venezuela e perché Di Maio parlava a Harvard come “il primo esponente della destra populista invitato a parlare qui”.