Tremonti strabuzza gli occhi. “Il communiqué finale” (dice “communiqué” e non comunicato, è per questo che lo si adora), il communiqué finale, dice, del G7, “sembvava scvitto da bambini. Otto pagine sul gendev fluid e quattvo vighe sull’Ucvaina. E poi quelle foto a Fontana di Tvevi…”. “Assistiamo a limiti dvammatici delle classi divigenti”. Il Pnrr? “Figlio di un mondo che non c’è più”. E comunque “Mevito del govevno Conte”. Brusio tra gli aristo-spettatori. Intanto, ciaff, qualcuno ha ammazzato una zanzara. Lancia ricette: “
Il 5 pev mille bisogna povtavlo al 10, pev finanziave volontaviato, vicevca, ovganizzazioni sociali”. Poi tira fuori una paginetta su cui ha tutti degli appunti. “Savebbe questo un govevno libevale?”. Enumera, e vien fuori il vecchio Tremonti animal spirit dello “Stato criminogeno”: “1.755 decveti, pavi a 8.775 pagine, 2.633 chilometvi lineavi, pavi a 25 campi di calcio. Non è divitto, questo, è vovescio!” (applausi entusiasti). Ma Draghi, lo incalza l’intervistatore, ha riportato l’immagine internazionale dell’Italia al suo splendore. Faccia da matto di Tremonti. “Abbiamo assistito alla costvuzione di una mitologia totalmente slegata dalla vealtà” (altro brusio degli aristospettatori). “Beato quel paese che non ha bisogno di evoi, diceva il cavo Bvecht”. E la preoccupazione delle cancellerie occidentali? (si riferisce all’intervista di De Benedetti di qualche giorno fa a Cazzullo). “Ah, sapete, io son molto pvovinciale, non fvequento nessuno, tantomeno cancellevie, non so nulla, pevò non mi sembva che ci sia questo panico in givo, ecco”. “Quella foto sul tveno, poi…” (intende Draghi in missione ucraina con Macron e Scholz). “Fvancamente vidicola”. Ma come, professore. “Adenauev non ci savebbe andato, la Thatchev non sarebbe andata” (brusii sotto il gazebo). Finisce l’incontro, “ringraziamo donna Franca Spinola”, dice un organizzatore. “Se la politica la richiamasse in servizio? Su, andiamo a beve, dai, meglio”. Tremonti salta giù dal palchetto e viene fermato da fan e curiosi, io gli vado sotto, ma come, professore,
il treno è stato un successo pazzesco di Draghi, io c’ero. “Vidicolo, dai, no, su. Una bavzelletta”. E’ il Tremonti dei tempi d’oro, quello dell’imitazione di Guzzanti. Si allontana, poi si riavvicina, adora litigare, ed è adorabile litigare con lui. “
Quel vostvo giovnale del cazzo”, eh, eh. Qualcuno gli porge un bouquet di fiori. “Come a Mavietto, quando è andato a Sommacampagna a inauguvave quella scuola”.