Cibo divino

Lo chef Barchiesi incanta con la “torta delle monache” e a Monte Mario ora c’è un “Botanical Garden Restaurant”
Immagine di Cibo divino

(dal film Marie Antoinette, 2006)  

"Il cibo? Non serve, ma aiuta”, spiega Giorgio Barchiesi, in arte Giorgione, avvolto da una salopette a righe bianche e celesti che starebbe male a chiunque, ma su di lui, fa solo simpatia. Alla Città del Gusto del Gambero Rosso, lo ascoltiamo raccontare i piatti del ricco menù accompagnati dai vini Rotari: dalle prugne in velo di barbazza ai cappelli del prete fino alla faraona con mele, zafferano e finto puré, molto apprezzati dai padroni di casa, Luigi Salerno e Tiina Eriksson, squisiti come il dolce che il grande chef (dimagrito però 95 kg) è riuscito ad avere grazie alle sorelle del monastero di clausura di Montefalco. Lì non può entrare nessuno, lui però sì (vai a capire perché), ma quel che conta, in certi casi, è il risultato: la “Torta delle monache”, un’antica ricetta del 1290, proposta a fine pasto. Com’era? Divina, è ovvio.
Ci spostiamo poi a Monte Mario, all’inaugurazione di Le Serre by Vivi, il Botanical Garden Restaurant (quanto ce piace l’inglese!) realizzato da Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo su progetto di Andrea Magnaghi e di Blu Mambor, la paesaggista con un nome che ricorda quello di un profumo di Armani Privé. Il posto, creato là dove c’era un ex vivaio, è incantevole ed è un piacere perdersi tra fiori e cibo, gli oggetti di Eklettikarte (delle esplosive Anna Aliprandi Marzotto e Lusiana Zanella) e i racconti di Gianroberto De Giovanni che vive con la sua famiglia (Malvezzi Campeggi) nella vicina Villa Blumensthil, tutta da scoprire. Da oggi a domenica le magnifiche tre (Più Libri Più Liberi, Letterature e Libri Come) festeggiano tutte “Insieme” i libri, gli autori e i lettori tra l’Auditorium Parco della Musica e il Colosseo: peccato per i 168 stand in plastica bianca, a dir poco orrendi, ma quella, come i gazebo che coprivano i murales di William Kentridge lungo il Tevere, è un’altra storia.