Luca Simonetti,
avvocato e scrittore, nel 2018 ha scritto il libro “
La scienza in tribunale” (Fandango libri). Argomento: le questioni scientifiche finite in tribunale e il potere dei giudici nel sindacare le scelte dell’amministrazione sanitaria in materia di diritto alla salute, come nel caso in cui la responsabilità di un evento naturale imprevedibile come i terremoti venga imputata agli scienziati impegnati nello studio del fenomeno (è successo nel processo per il terremoto dell’Aquila). E anche se nel caso del Coronavirus le decisioni sono state prese a livello centrale, gli amministratori locali, dice Simonetti (a cui comunque le misure di quarantena prese paiono “ragionevoli”), potrebbero essersi trovati a ragionare sotto la pressione del pensiero-dilemma: non si può tardare, ma che cosa succede se si agisce “troppo” o troppo presto? In teoria, dice Simonetti, “eventuali problemi per un amministratore potrebbero sorgere, riguardo a un’accusa di omessa vigilanza, se fosse confermato che il virus era presente da prima che l’allarme Coronavirus si diffondesse”, ma vista l’eccezionalità della situazione “è difficile, come pure mi pare difficile, in questo caso, che presso le amministrazioni locali qualcuno possa essere accusato di procurato allarme” (cosa che invece è già avvenuta nei confronti dei due cittadini avellinesi denunciati per aver diffuso una falsa notizia su un altro cittadino: “Quello ha il Coronavirus”, era stato scritto su un gruppo Facebook, solo che non era vero). Diverso è il problema della percezione della quarantena e della sua narrazione non rassicurante, ma, dice Simonetti, “a volte un governante deve prendere decisioni scomode. Dopodiché una delle cose più difficili è aiutare la razionalizzazione”.