Anche i tifosi aspettano il loro Babbo Natale: il calciomercato
Le festività calcistiche inizieranno per davvero il prossimo 3 gennaio con l'apertura del mercato di riparazioni. E i sogni sul prato verde sono molti
24 DIC 21

Foto LaPresse
Il vescovo di Noto, Antonio Staglianò, ha suscitato scalpore nelle scorse settimane per aver predicato l’ovvio, cioè che Babbo Natale è un’invenzione. Non solo i bambini rifiutano di credergli, ma evidentemente anche i tifosi della Serie A italiana, mentre si approssimano le festività: che nel calcio vengono fatte coincidere con l’apertura del mercato di riparazione, il prossimo 3 gennaio.
Se l’anziano musher lappone non esiste, nemmeno i presidenti munifici però abbondano: famiglie storiche, editori impuri, magnati di provincia, holding cinesi, zii d’America e fondi misteriosi – chi più chi meno con la Finanza alle calcagna per via delle plusvalenze – stanno da tempo ben attenti a non sforare i propositi di bilancio, inventandosi formule creative (controriscatto, chi era costui?) per tenere a bada procuratori sempre più avidi e minacciosi. Ma come il proverbiale calabrone, i tifosi fanno finta di non saperlo e volano lo stesso, anche se solo con la fantasia: al bazar di Natale strepitano per questo o quel gioiello in vetrina, possibilmente nato nei Duemila e dalle uova d’oro. Il che spesso confligge con le reali esigenze tecnico-tattiche dei singoli allenatori, chiamati a dare equilibrio e a godere di scelte più ampie: così, l’Inter capolista, apparentemente senza notevoli falle, cerca di cogliere le opportunità in saldo gettando gli occhi sopra Lorenzo Insigne (in rotta con Napoli) e il tuttofare Nandez, che tenta di alienarsi dalla precarietà del Cagliari. Ma soprattutto deve pensare al dopo Handanovic, a ricostruire la batteria dei centrocampisti di riserva perché Sensi non dà garanzie e Vidal va a corrente alternata. In questo quadro, anche la ventilata partenza di Perišić chiamerebbe a un ulteriore sforzo.
Dall’altra curva di San Siro, i milanisti sognano soprattutto un viaggio a Lourdes che rimetta in sesto i tanti infortunati: se il derby per l’argentino Juliàn Alvarez è palliativo, ben più consistenti le richieste a Santa Claus per un sostituto di Kjaer (difficile arrivare al granata Bremer), per il rimpiazzo di Kessié (tra coppa d’Africa e bizze contrattuali) e la riserva di Theo Hernandez, dal momento che Ballo-Touré non offre garanzie.
Problemi con la massima manifestazione del calcio africano li ha anche il Napoli, che perderà i fondamentali Osimhen, Koulibaly e Anguissa: Aurelio de Laurentiis è orientato soprattutto a valutare un vice-Mario Rui (l’empolese Parisi?) e un nuovo stopper dopo l’addio di Manolas. Piacciono l’ungherese Attila Szalai e il colombiano Mina, ma non sono certo nomi che scaldano i fan.
Parlando di grandi, non è più possibile escludere l’Atalanta dal novero: da mesi ha prenotato Boga, sperando che torni quello delle scorse stagioni, e ancora non sa quando potrà contare di nuovo su Gosens. Urge quindi rimotivare Muriel e Pessina, a Bergamo preferiscono la concretezza ma la buona abitudine fa pensare che succede ora o mai più.
E la Juventus? Il pubblico di bocca buona non può essere soddisfatto dell’andazzo, e alle renne del nord chiede firme di lusso sopra i contratti milionari: Luis Alberto, Tchouaméni, per l’estate Vlahović o Icardi... ma le politiche societarie al momento si accontentano di Martial e di qualche avvicendamento tra i più logori, sperando di ricostruire almeno un’identità plausibile.
A Roma le gradinate fremono per le voci sparate dalle radio: immaginare non costa, spendere invece sì. Mourinho ha già presentato la lista ai Friedkin, ma chissà se almeno uno tra Zakaria e Grillitsch potrà arrivare: più facile ritrovare l’imprescindibile Spinazzola o chiedere Dalot al Manchester United, per le visioni mistiche ci sarà tempo a giugno. Sarri invece ha i suoi grattacapi con i portieri, l’obiettivo è Kepa ma non disdegnerebbe –e con lui la platea biancoceleste- puntelli in difesa e un vice Immobile, al posto dell’improponibile Muriqi.
Se l’ambiziosa Fiorentina ha già messo le mani sull’ala Ikoné del Lilla e pare prenotare João Pedro per il dopo Vlahović, bene farebbe Commisso a tenere d’occhio anche la difesa, pure se i grandi stopper non fanno vendere abbonamenti.
Da metà classifica in giù, altre sono le strenne, e non necessariamente di nuovo conio: a Sassuolo manca un secondo centrale difensivo per il salto di qualità, a Bologna sperano nel vice Arnautovic e nella polpa di centrocampo, Empoli analizza una punta che si accompagni a Pinamonti, mentre il Torino può liberarsi di Belotti. Spesso si tratta di recuperare gli infortunati, come a Verona, o di trattenere i migliori, vedi la Sampdoria; Udine non si pone più il problema di cercare un allenatore, promuovendo Cioffi come aveva fatto con Gotti, e lasciando crescere i giovani più bravi. Lo stesso fa il Venezia per non tremare: fiducia che pare venire meno a La Spezia, dove il gioco non basta se mancano i goal. I tifosi del Genoa sono abituati a soffrire, ma alla gestione americana chiedono solo la salvezza; un allenatore vorrebbero i cagliaritani (forse proprio Semplici), mentre di tutto –come il Bambinello di Betlemme- hanno bisogno gli ultrà della Salernitana, encomiabili per il supporto anche in trasferta nonostante il destino segnato sul campo e in tribunale, e ora pure le sospensioni da Covid. A tutte e tutti coloro che sperano, e presto dovranno fare di necessità virtù, i migliori auguri di pronta disillusione.