Per le strade di Cortina vigilesse romane e poliziotti katarini: Olimpiadi come Sanremo delle divise

Ansa
L’autostima americana ormai è fragilissima. Comunque tutti, coreani e americani, son lì in bambola a rimirare canederli e tortelli e salamini, davanti alle vetrinette del supermercato. Fuori tante lingue e tante auto di tante polizie diverse. “Ahò, deve girare a destra e poi alla rotonda turn left”, dice una poliziotta che non pare proprio di Belluno. “Polizia Roma capitale” si legge sulla giubba e poi sull’auto. Fantastico, neanche nella fantasia più sfrenata di un ChatGPT che imita i Vanzina ci sarebbero state le vigilesse romane a Cortina. “Siamo qui in sedici, diamo soprattutto informazioni”, dice lei gentile. Ma davanti alle poste ho come una allucinazione. Dei suv maculati con strane targhe arabeggianti. Non ci posso credere. E’ lui o non è lui, direbbe Ezio Greggio. Ma si, è la gloriosa polizia del Qatar di cui tanto si parlava nei giorni prima della cerimonia di apertura milanese. I poliziotti katarini hanno una giubba nera con scritto “Qatar Polizia”, ma perché in italiano? L’appuntato o maresciallo catarino non mi sa rispondere, ma è contento, siamo qui per “provare questa esperienza” dice lui, tipo Grande fratello, o cucina stellata, ma che vuol dire scusi. E’ vero che state facendo pratica per le vostre Olimpiadi? “Sì, perché da noi non c’è la neve”, dice. “Ma non è proprio un test”. Vabbè. A proposito, maresciallo, ma non avete freddo? “Macché, stiamo benissimo”. Ma non dovevate stare a Milano? “Stiamo un po’ qua e un po’ là”. “Parliamo con la vostra polizia, coi carabinieri, con la polizia finanziaria”. Ah, la Finanza. “Sì”. E infatti attacca discorso con un carabiniere che arriva con forte accento calabrese. Le Olimpiadi 2026 di Cortina sono la Woodstock delle polizie, il Sanremo delle divise (ma senza Pucci), un sogno securitario di Piantedosi, in après ski. Il catarino è tutto contento, e quando gli ricapita questa esperienza cosmopolita, l’Italia la neve la Calabria. Sta facendo tipo l’Erasmus. Poi la pattuglia catarina saluta, prendono il suv e vanno da un’altra parte. “Stanno a prova’ coi grandi eventi” commenta la pizzardona romana, evidentemente un po’ scettica sui valorosi colleghi catarini, mentre palesemente soffre più di loro il gelo cortinese.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
Michele Masneri (born 1974) was born in Brescia and lives between Rome and Milan. He has been writing for Il Foglio for many years. His most recent books include the novel Paradiso (Adelphi, 2024); Steve Jobs Doesn't Live Here Anymore, a collection of reportage from Silicon Valley and California during the early Trump era (Adelphi, 2020); and Stile Alberto, a biographical essay on Alberto Arbasino, published by Quodlibet (2021), which also inspired the documentary of the same name.



