Il salone è fuori, tra le rovine. Alcova e gli altri protagonisti della design week 2023. Una guida

Foto LaPresse
A proposito del solito dissidio Milano-Roma, e sempre travolti dall’insolito fascino delle rovine più cool, l’ennesimo “frisson” di queste due settimane di fiesta mobile milanese sono le vezzoliadi a Roma, con l’apertura della grande mostra di Francesco Vezzoli “Vita dulcis. Paura e desiderio nell’impero romano” a palazzo delle Esposizioni; e li agende complicatissime, vai giù giovedì e torni su venerdì (e poi c’è anche alla American Academy la mostra “The Poetry of Design”, la prima dedicata alla poetessa, designer e attivista June Jordan (1936-2002). Che fare? E poi c’è il ponte... Forse il Salone si è già preso anche Roma e non ce ne siamo accorti.
* * *
Altre rovine urbane scicchissime all’Istituto Marchiondi Spagliardi, vecchio riformatorio giovanile brutalista progettato da Vittoriano Viganò a Baggio negli Anni Cinquanta, che viene eccezionalmente riaperto al pubblico esponendo progetti degli studenti del Politecnico di Michele De Lucchi e Andrea Branzi. De Lucchi ha disegnato anche le grandi bandiere che verranno apposte sull’edificio, come i lenzuoli che sventolano nelle manifestazioni e nei cortei studenteschi.
* * *
E’ anche il Salone dei 40 minuti: per la prima volta eventi estesi fino a Brescia e Bergamo; “Visioni per un futuro presente. Città, ambiente, comunità” è il titolo dato alle due esposizioni inaugurate nelle due città lombarde, che raccontano la trasformazione delle due città nel tempo e nella forma. A Brescia la mostra “Bs23. Visioni per un futuro presente. Città, ambiente, comunità” nell’ex cinema Astra di via Dieci giornate racconta la città dalla sua forma di centuriazione romana, alle visioni future proposte da giovani professionisti su luoghi o edifici storici della città, come piazza del Foro, e il grattacielo Ina di piazza Vittoria (primo grattacielo d’Italia, recentemente riaperto per un’ installazione di Olympia Scarry).
* * *
Tornando a Milano, ai magazzini Raccordati ovvero sul lato di via Sammartini della stazione centrale c’è Drop City, progetto di riuso di questi tunnel che un tempo furono pescherie e oggi potrebbero trasformarsi in studi professionale per designer e architetti a basso costo col benestare del comune. Nel frattempo, la curatrice olandese Anneke Abhelakh ha allestito un fitto programma di mostre (Arrigo Arrighetti, Viasaterna) e incontri (Christian Kerez, Modus, Kersten Geers, Reinier de Graaf) che culmineranno questo sabato con la premiazione del concorso di idee per il riuso.
In Triennale, oltre al nuovo allestimento del museo del design, apre la mostra di disegni di Lisa Ponti, artista, editor, critica e scrittrice, stretta collaboratrice del padre Gio. Mercoledì 19 ci sarà un dialogo fra Rem Koolhaas, Jean-Louis Cohen e Gayane Umerova su Tashkent, capitale dell’Uzbekistan ricca di lasciti sovietici e vernacolari. Il direttore editoriale dell’Editoriale Domus, Walter Mariotti, ogni mattina presso il nuovo campus Bocconi progettato dal Pritzker Prize Kazuyo Sejima intervista ceo, direttori marketing, architetti e designer sul tema “dal design di prodotto al design di processo”.
La Fondazione Prada dopo la mostra sulle inquietanti cere anatomiche provenienti dalla Specola di Firenze portate a largo Isarco, nella sede dell’Osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele II, ha aperto la retrospettiva su Dara Birnbaum, artista, fotografa e autrice di video americana che indaga i pregiudizi di genere che si riflettono nell’immagine della donna diffusa dalla cultura popolare.
Nuove collane di design vengono varate per l’occasione, come Icaro, diretta dal filosofo Maurizio Balistreri per la romana Fandango libri, dedicata ai problemi sollevati dalle nuove tecnologie, prima uscita: Steven Umbrello, Oggetti buoni. Per una tecnologia sensibile ai valori, altri titoli su grandi designer del passato vengono prodotti come il libro Giovanna Canzi, Gisella Bassanini, Charlotte Perriand (Marinoni) che fu la più importante collaboratrice di Le Corbusier in questo campo ovvero quello delle leggendarie chaise-longue in vacchetta e divani neri in tubolare (“le sedie sono architettura, i divani sono borghesi”).
Ricominciare dall’artigianato è invece la scommessa di Artemest.com. “Si prende un maestro di bottega - in Italia sono un milione e trecentomila le imprese artigiane” dice Ippolita Rostagno, che ha fondato il primo marketplace che vende artigianato italiano, insieme a Marco Credendino. “Siamo partiti nel 2016 con centoventi artigiani, selezionati da me personalmente in un lungo viaggio in Italia e superiamo quest’anno i milleseicento”. Per il Fuorisalone 2023, Artemest ha affittato una dimora milanese anni ‘30 e ha chiesto a sei studi di interior design internazionali di arredare ogni stanza. L’Appartamento, così si chiama il progetto, si trova in via Cesare Correnti 14, nel distretto Cinque Vie: un quartiere caratteristico per essere la fucina di diversi laboratori artigiani.
Di più su questi argomenti
Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
Michele Masneri (born 1974) was born in Brescia and lives between Rome and Milan. He has been writing for Il Foglio for many years. His most recent books include the novel Paradiso (Adelphi, 2024); Steve Jobs Doesn't Live Here Anymore, a collection of reportage from Silicon Valley and California during the early Trump era (Adelphi, 2020); and Stile Alberto, a biographical essay on Alberto Arbasino, published by Quodlibet (2021), which also inspired the documentary of the same name.
