Nessuno sfratti Giordano. Una nuova legge anti occupazioni rischia di affondare il retequattrismo immobiliare

Quello dei “Ladri di case” come si chiama la sezione apposita su Mediaset Infinity, una tipologia precisa, inventata, gli va dato atto, da Mario Giordano. Sul Raiplay di Pier Silvio ci sono tantissimi video (“Ladri di case: l’abusiva che occupa da cinque anni”; “Ladri di case, l’occupante non paga da due anni e mezzo e non se ne va”; “Ladri di case, l’abusiva che ha pagato solo un mese” fino a “Ladri di case, ecco il record dei record: 10 anni da abusivi”) che vengono prima di altre sezioni hot come “Moschee illegali: così gli islamici calpestano la legge” e “Giovani e sesso malato”. E tutti sono presi da “Fuori dal coro”, punta del retequattrismo appunto immobiliare, capitanata da Giordano. Se al Centro sperimentale di Cinematografia o su Masterclass insegnassero questo “genre”, diremmo che esso prevede: musica angosciante, camera a mano, e l’intervistatrice, quasi sempre donna, che insegue gli occupanti chiedendo a brutto muso: “Vincenzo, perché non paghi?” “Giovanna, perché non te ne vai?”; “Piero, perché non sloggi?”. Un “walk and talk” meglio di Aaron Sorkin, dove l’intervistatrice di okkupanti non molla l’osso; su una colonna sonora tipo Profondo Rosso, coi Goblin a tutto volume, incalza i morosi: “è comodo stare in casa d’altri senza pagare eh!”, magari con accento lombardo, anche nella versione col legittimo proprietario che interviene da bordo strada, a distanza protetta magari per evitare lanci di oggetti. “E’ casa mia, hai capitoooo!”. La fotografia ha toni caldi e accesi, e si alterna a spezzoni in bianco e nero, ralenti, zoom, fermo immagine su cancelli e inferriate. Nessuno strumento della moderna cinematografia viene risparmiato.
Ecco, tutto questo ben di Dio potrebbe scomparire, rendiamoci conto. La caccia all’okkupante di Mario Giordano è un grandissimo guilty pleasure alla pari di altre innovazioni di quel Giorgio Strehler dell’infotainment (il monologo iniziale concitato “contro Halloween, che rovina le nostre radici”, con un’enorme zucca in mano, o anche “stasera partiremo dal pericolo Islam”, o, circondato da pupazzi di Star Wars e con uno spadone-neon in mano che inizialmente si rifiuta di accendersi, urlando “come si fa a combattere il lato oscuro della previdenza!”). Tra l’altro a Giordano va dato atto anche della sua coerenza. Da mesi strepita proprio contro le regole sulle case occupate introdotte dal Ddl Sicurezza, considerate troppo leggere. “Ma che cazzo di legge hanno fatto” ha urlato, indirizzato idealmente alla presidente del Consiglio o ai suoi. Come se fossero dei semplici okkupanti di Palazzo Chigi, vabbè.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
Michele Masneri (born 1974) was born in Brescia and lives between Rome and Milan. He has been writing for Il Foglio for many years. His most recent books include the novel Paradiso (Adelphi, 2024); Steve Jobs Doesn't Live Here Anymore, a collection of reportage from Silicon Valley and California during the early Trump era (Adelphi, 2020); and Stile Alberto, a biographical essay on Alberto Arbasino, published by Quodlibet (2021), which also inspired the documentary of the same name.
