Da Alberto Sordi al robotaxi senza passare dal pos

Nei paesi più volgari, invece, che tengono a fatturare, si accetta la modernità e si cerca di convogliarla anche in tante nuove professionalità magari strampalate. Il tassista, o guidatore professionale, si è capito da tanto tempo che è un lavoro amatoriale (un po’ come il giornalista, insomma). Non è che si debbano avere grandi skill: magari se è un autista-guardia del corpo tipo il protagonista di “Nella carne”, il libro Adelphi che scaltramente tranquillizzando il maschio bianco etero sta vincendo tutto quanto. Il protagonista lì è un ragazzotto molto basico, che si ritrova a fare l’autista per una ricca signora con cui ovviamente copula, al suono di molti “ok”, “ok”, parlando molto meno di un tassista italiano medio. Però, appunto, ha capacità di bodyguard (un po’ alla Christian De Sica). L’autista-autista, invece, oltre a rispettare il codice, premere dei pedali (sempre meno, ormai anche l’ultima utilitaria fa per il 50 per cento da sola) non è che debba avere un PhD; e così la sua è una professione che nei paesi del primo mondo è andata in pensione, come per esempio gli ascensoristi. Guidare la macchina per dei passeggeri è attività libera e liberalizzata, gli uberisti in America lo fanno come “side job” per arrotondare o nei momenti di crisi, oppure come lavoro vero, ma senza tante manfrine. I tassinari di una volta l’hanno capito, rimangono in funzione come attrazione turistica o per clienti nostalgici, come i cocchieri di calesse o chi spedisce dvd a domicilio.
Però appunto nascono anche professioni nuove. Tra queste, il chiuditore di sportelli. Pare infatti che l’unico problema che il computer di bordo dei taxi automatici non sia in grado di gestire è quando il passeggero umano non chiude bene la porta posteriore. A quel punto la macchina è programmata per non ripartire, si blocca tutto, per motivi di sicurezza. Non c’è intelligenza artificiale che tenga.
Ma nella Silicon Valley hanno trovato un sistema per farla ripartire. La macchina lancia infatti un appello a qualche umano passante che gentilmente si offre di chiuderla. Siccome siamo in America, il chiuditore di porte è diventato un business, pare che Waymo, la società del gruppo Google che gestisce i robo-taxi, paghi una media di 20-24 dollari a chiusura agli umani che si offrono. L’appello avviene tramite ovviamente una app, che si chiama Honk, che segnala l’auto da soccorrere, con la sua posizione e tutto. Ci si può immaginare che per molti, magari i vari homeless che abbondano nelle strade californiane, stia diventando o diventerà una specie di reddito di cittadinanza. Ci si apposta negli angoli aspettando che qualcuno lasci socchiuso lo sportello e via. Immaginiamo quali sarebbero (o saranno) le distorsioni di un simile sistema in Italia. Accordi tra passeggeri e casuali passanti, zeppe, lobby di chiuditori di porte, sindacati di chiuditori di porte. Magari però tanti si potrebbero riconvertire, i suonatori spacca-decibel nelle metropolitane e pubbliche piazze, oppure le masse di “navigator”, vi ricordate i navigator, quelli che all’epoca gloriosa del governo giallorosso dovevano aiutare i percettori di reddito di cittadinanza a trovare lavoro? Ci fu anche un leggendario concorsone, per navigator, uno dei punti più alti del grillismo: quasi 80 mila domande, 53.907 ammessi, tutti in fila negli hangar della Fiera di Roma, sotto il sole, sulla Roma-Fiumicino, per un quizzone di cento domande a risposta multipla. Che fine avranno fatto? Sono tra noi?
Intanto proprio sulla Roma-Fiumicino i tassisti umani hanno aumentato ancora la tariffa, a 55 euro, e non si sa per cosa scioperino. Ma sembra un po’ il canto del cigno. Un giro nei loro gruppi su Facebook è molto istruttivo, sono come sempre arrabbiati, ma ormai anche un po’ abbacchiati. Ce l’hanno col solito Uber e coi soliti Ncc. Ma non sanno che tra un po’ tutti insieme, tassinari e Uberisti e Ncc si ritroveranno ad avere forse molto tempo libero (oppure a chiudere sportelli, clamorosa nemesi, perché il chiudere lo sportello posteriore troppo violentemente o invece troppo dolcemente era causa tipica di rimproveri del tassinaro lobbizzato, parlandone da vivo). Comunque la app Honk serve anche ad altre mancanze del taxi elettronico, e alcuni problemi delle macchine autonome richiedono talvolta un supervisore, come quando, è successo sempre in California nelle ultime settimane, vanno in tilt i semafori, e le auto anche qui si bloccano (forse una pattuglia di tassinari romani potrebbe fare soldi insegnando come passare col rosso). Insomma, a parte la guida, per gli umani si prospettano nuovi lavori nel settore: come del resto le metropolitane, ormai tutte senza pilota, ma che necessitano di navigatore (non navigator). Anche perché, soprattutto, senza umani, chi potrà mai compiere quel ruolo altrettanto fondamentale, cioè scioperare?
Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
Michele Masneri (born 1974) was born in Brescia and lives between Rome and Milan. He has been writing for Il Foglio for many years. His most recent books include the novel Paradiso (Adelphi, 2024); Steve Jobs Doesn't Live Here Anymore, a collection of reportage from Silicon Valley and California during the early Trump era (Adelphi, 2020); and Stile Alberto, a biographical essay on Alberto Arbasino, published by Quodlibet (2021), which also inspired the documentary of the same name.
