"Una lunga strada da fare". Peter Beagle e il suo on the road
Nella primavera del 1963 due amici d’infanzia percorrono a bordo dei loro scooter gli Stati Uniti, da New York a San Francisco. Davanti a loro migliaia di chilometri da compiere, di umanità varia da incontrare
13 NOV 20

Gli ingredienti di un romanzo di viaggio sono spesso ricorrenti. Storie di amicizia, mezzi di locomozione più o meno di fortuna, vari incidenti di percorso, paesaggi selvaggi e una meta da raggiungere. Quello che rende un racconto non prevedibile – anche questo, utile da riprendere in mano a poche settimane dalle elezioni americane – è però lo sguardo con cui si osserva tutto ciò, gli incontri che puntellano il percorso e in qualche modo ne qualificano la direzione.
Nella primavera del 1963 due amici d’infanzia – Peter (Beagle, l’autore) e Phil Sigunick – percorrono a bordo dei loro scooter (Jenny e Couchette) gli Stati Uniti, da New York a San Francisco. I due ragazzi originari del Bronx, battute in yiddish sempre pronte e ironia caustica, devono raggiungere Enid, la ragazza di Phil che abita in California. Davanti a loro migliaia di chilometri da compiere, di umanità varia da incontrare. Sono gli Stati Uniti dei cowboy, delle prostitute di Las Vegas, dei villaggi ameni e rurali degli stati centrali. Poliziotti che costantemente li guardano con sospetto – perché giovani, in scooter e newyorchesi – banchi dei pegni dove lavorano personaggi incredibili, musicisti spiantati, donne che si adoperano nella gastronomia locale con la precisione e la cura dei migliori chef.
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“C’è una certa logica folle nell’idea di due borghesi ebrei che spiegano a un indiano che cosa significhi essere neri a New York”, ed è anche questo che si trovano a fare i due amici, davanti agli occhi sgranati del signor Bonino che vive con la moglie in Arizona. E’ l’idea stessa della città a significare qualcosa per lui, come se fosse una poesia. Sospinti dal loro vento, un vento speciale e qualificato, Peter e Phil raccontano un’America dai forti tratti rurali, grezza, abitata da uomini semplici con orizzonti esistenziali limitati e capaci di desiderare il minimo indispensabile.
Non per questo però sono persone abbruttite, anzi. Il perimetro della loro vita è circoscritto ma quasi per tutti l’arrivo di Phil e Peter è occasione di scoperta, non di chiusura. C’è diffidenza verso ciò che appare sconosciuto e un po’ “esotico” ma mai un rifiuto. Spesso non si comprende ma mai si allontana, senza cercare di capire. Beagle racconta con cura e maestria una carrellata di tipi umani, di volti che diventano paesaggi, di dettagli che svelano l’essenza dei personaggi. Non si sofferma mai troppo a lungo, solo per un’impressione.
Per fotografare in un attimo la vita di questi uomini, catturandone però a pieno lo spirito. Beagle racconta un tempo preciso ma facendo questo in qualche modo lo travalica, rendendosi capace di individuare lo spirito che anima i luoghi e le personalità che questo spirito incarnano. “Le vite si incrociano come fili d’aquilone e questo è ciò di cui parlano tutte le storie: che si cammina – o si corre – da una storia all’altra, interrompendole a metà, e che dovresti fermarti fino alla fine, quando puoi, che non ti costa troppo. Questa storia ha ancora molto da raccontarci – e noi l’abbiamo comprata per un prezzo davvero economico”.
