Una Fogliata di libri
I mostri del mare
La recensione del libro di Chloe Aridjis. Playground, 216 pp., 17 euro
15 SET 21

Autrice messicana classe 1971, Chloe Aridjis, vincitrice in Francia di numerosi premi letterari e membro di XR writers, (un gruppo di scrittori che si occupa dell’emergenza climatica), arriva nel nostro paese grazie alla casa editrice Playground con il suo terzo romanzo, I mostri del mare. Protagonista della vicenda è Luisa, diciassettenne lunatica con la passione per la new wave europea, le poesie di Charles Baudelaire e i relitti marini. A un certo punto, decide di scappare di casa, lasciando Città del Messico e fuggendo a Zipolite, sulla costa dell’Oceano Pacifico. “Pare significhi la spiaggia della Morte, anche se l’origine del nome è controversa: secondo alcuni è riconducibile al gran numero di turisti che hanno incontrato la morte per colpa delle correnti traditrici, per altri alle antiche tradizioni dei nativi Zapotechi di trasportarvi dall’entroterra i morti per seppellirli nella sabbia”.
Luisa, figlia di una coppia di intellettuali, nella capitale messicana frequenta un liceo d’élite, i suoi compagni di classe hanno quasi tutti una guardia del corpo, si diletta con pillole che terminano in -zepam ed è sensibilmente attratta da personaggi borderline, come il suo migliore amico omosessuale Julián, che abita nella soffitta di un ristorante spagnolo, o come il giovane Tomás, commesso di una libreria alternativa del centro, con il quale deciderà di scappare, attraversando il Messico a bordo di una scalcinata corriera. Circondata da hippie, nudisti e surfisti abbronzatissimi, rimarrà così coinvolta in un’avventura irripetibile che segnerà irrimediabilmente il suo percorso personale di crescita verso l’età adulta.
“Immaginare il viaggio è probabilmente meglio che viaggiare davvero, poiché nessun viaggio può mai soddisfare il desiderio umano”, dice a un certo punto Luisa, riassumendo in questa semplice frase tutto il senso del libro, all’interno del quale Chloe Aridjis riesce – anche grazie a una colonna sonora straordinaria e particolarmente evocativa – a descrivere con estrema precisione lo spleen adolescenziale e il perenne tormento dal quale i ragazzi vengono costantemente lacerati. Un romanzo ipnotico, poetico, in cui la trama viene a tratti sacrificata privilegiando lo sviluppo di metafore e immagini, “perché per quanto ci si sforzi di tenere i ricordi sotto la sabbia, dopo un po’ anche quella spiaggia si erode, i castelli di sabbia crollano e i tritoni affogati riemergono”.

