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Texas, James Talarico centra il sogno della vittoria dem dopo 30 anni: l'esempio del padre italiano

(Adnkronos) - "Abbiamo appena riconquistato il Texas". Così James Talarico, 37 anni, davanti ai sostenitori ad Austin, in uno stato come il Texas dove sono oltre 30 anni che i democratici non vincono a livello nazionale. "I veri uomini sono al servizio degli altri, gli uomini deboli di se stessi", diceva replicando agli attacchi sulla sua 'scarsa mascolinità' da parte del suo avversario repubblicano Ken Paxton, citando l'esempio di Mark Talarico - l'italoamericano che sposò la madre Tamara, mamma single di due bambini che aveva lasciato un compagno alcolista e violento - che poi adottò il candidato dem al Senato e la sorella dando loro il cognome di origine italiana. 

"Ogni sabato mattina Mark Talarico tagliava l'erba del prato e poi senza che nessuno lo chiedesse andava nel giardino accanto e tagliava quello della vicina, che era anziana e vedova, mio padre non ha mai parlato di questo, lo faceva e basta, perché è quello che un uomo fa", raccontava il 37enne ex seminarista presbiteriano, ex insegnante di scuola media, nei mesi scorsi, affermando che il padre gli ha dato l'esempio di cosa sia un vero uomo "che mantiene i suoi impegni con la famiglia e i suoi vicini, che fa la cosa giusta, anche quando nessuno lo vede". 

Famiglia, amore per i propri vicini e poi, ovviamente, fede: le parole d'ordine, da texano di ottava generazione, della campagna di Talarico sono spiazzanti per la retorica di Paxton e Donald Trump, che lo descrivono come un democratico estremista sotto mentite spoglie. 

"In queste elezioni non c'entra il partito democratico o il partito repubblicano, è una cosa più grande, queste elezioni devono puntare alla visione di quello che il nostro stato può essere", ha detto in uno dei suoi ultimi comizi il democratico ribadendo il messaggio bipartisan, quello che in America si chiama della 'big tent', con cui ha promesso che dal Senato di Washington guiderà "la lotta contro i finanziatori mega miliardari e i politici burattini che hanno preso il controllo del Texas", come recita il programma. 

Un messaggio che ha non solo galvanizzato e riunito le varie anime del partito democratico, ma ha attirato repubblicani, delusi da Trump e in generale dai repubblicani per la questione del carovita, del prezzo della benzina e, elemento molto rilevante in Texas, la costruzione dei data center per l'intelligenza artificiale. 

L'avversario era una delle figure politiche più controverse del Texas, l'attuale procuratore generale Paxton. Nonostante i tanti scandali in cui è stato coinvolto, che negli anni scorsi spinse gli stessi repubblicani texani a metterlo sotto impeachment, Paxton ha vinto le primarie perché sostenuto vigorosamente da Trump che ha voluto così togliere il seggio a John Cornyn, senatore al quarto mandato che il tycoon ha voluto punire perché 'sleale'. Non ha aiutato la candidatura di Paxton il fatto che la moglie Angela, anche lei esponente repubblicana texana, abbia chiesto il divorzio nell'estate del 2025 accusandolo, con tanto di citazioni biblica, di adulterio. Salvo poi chiedere alle elettrici texane di tapparsi il naso e votare per tutti i candidati repubblicani a novembre "a prescindere dalle loro debolezze'. 

Dubbi, reticenze e vere e proprie prese di distanze nei confronti di Paxton sono arrivate poi dal vecchio establishment repubblicano texano, di cui Cornyn fa parte, che ha un punto di riferimento al clan dei Bush, anche se quella che era un tempo la dinastia politica repubblicana sta perdendo progressivamente influenza nel Gop controllato dal mai amato Trump. Secondo quanto rivelato a settembre dal Nyt, George W. Bush ha escluso Paxton da una raccolta di fondi organizzata per candidati Gop al Senato. 

Invece hanno preso posizioni pubbliche contro Paxton il suo ex stratega Karl Rove, e per decenni il deus ex machina della politica repubblicana texana, e ora il fratello minore dell'ex presidente, Neil, ha annunciato di aver votato in anticipo per Talarico perché "profondamente preoccupato" per la condotta di Paxton e invece "enormemente impressionati" dai principi pragmatici del democratico.  

4 nov 2026

Papà Antonelli: "Dalla prima volta su un kart al Mondiale, il viaggio di Kimi. La paghetta? Ha un significato..."

(Adnkronos) - I giorni dopo il trionfo raccontano una festa contenuta: "Abbiamo passato qualche ora tutti insieme con il team domenica sera, dopo il Gran Premio, ma senza fare troppo tardi. Lunedì Kimi doveva lavorare e poi siamo partiti per il Brasile, con testa già al Gran Premio di domenica". Il mondo di Kimi Antonelli, il campione del mondo più giovane della storia della Formula 1, si capisce anche così. Papà Marco Antonelli sorride quando lo spiega all'Adnkronos da Tatuí, Stato di San Paolo, Brasile: "Siamo stati invitati alla fattoria della famiglia Senna, abbiamo visto tutto con un tour ed è stato fantastico". Un momento speciale per Kimi, cresciuto nel mito della leggenda brasiliana. E del suo numero, quel 12 che ha già annunciato di non voler togliere dalla monoposto nonostante la possibilità di avere l'1 dei campioni.  

Nonostante il Mondiale messo in cassaforte, gli Antonelli non si fermano...  

"Per festeggiare ci sarà tempo (sorride). Di sicuro, al rientro in Italia, faremo qualcosa".  

Avete realizzato l'impresa di Kimi?  

"Relativamente. Sono cose grandi, te ne rendi conto pian piano. Sai che hai vinto, sì, ma poi capisci la portata di tutto guardandoti intorno, anche grazie alla stampa e ai social".  

Il titolo è un risultato inaspettato, anche considerando le normali difficoltà incontrate l'anno scorso, all'esordio in Formula 1. Cosa diceva a suo figlio nei momenti meno semplici?  

"Di pensare a fare il suo, di credere in quello che faceva e di non mollare. Le cose non possono andare sempre bene, ma nemmeno sempre male. Se uno ci crede e ci mette impegno e perseveranza, però si arriva".  

In questi giorni sono tornati virali i vecchi commenti dei tifosi della Mercedes all'annuncio di Kimi. Da 'è troppo giovane' a 'non possiamo fare una scommessa così dopo Hamilton', molti appassionati non erano stati gentili nei suoi confronti.  

"Io mi aspettavo qualcosa di bello. Oggi è una cosa facile da dire, lo so, ma anche l'anno scorso Kimi aveva fatto cose importanti, nonostante fosse stato messo in croce dopo soli sei mesi di F1. Questo è un mondo spietato e lo sappiamo, ci vuole tanto per convincere e poco per farsi criticare. Non si può piacere a tutti".  

Cos'è cambiato in questa stagione?  

"L'esperienza, sicuro. E uno la acquisisce strada facendo, anche conoscendo meglio gli avversari e metabolizzando pian piano i progressi. Poi, con qualche buon risultato, è anche più facile trovare fiducia".  

La sua prima volta in pista se la ricorda?  

"Aveva un anno, era il 2007, sulla pista di Sarno. Lo portammo a un evento e poi, a un certo punto, salii su un kart con lui in braccio. Alla fine del giro, sua madre lo fece scendere e lui cominciò a piangere. Non voleva staccare le mani dal volante...".  

Anche in casa non scherzava.  

"Nel 2009 presi un simulatore per il nostro team, per un evento, e lo portai a casa per le vacanze di Natale. Ci giocavamo insieme. Me lo mettevo sulle gambe e acceleravo, lui sterzava e cambiava...".  

Sono queste le cartoline a cui ha pensato a Città del Messico, quando suo figlio è diventato campione del mondo?  

"In realtà ho ripensato a tanti momenti passati insieme sulle piste. Alle mille fatiche e al tempo tolto alla famiglia, a cominciare da sua sorella Maggie. E poi al tempo tolto al mio lavoro e a tante altre cose, con la convinzione che sì, ne è valsa la pena".  

Come venne fuori l'occasione Mercedes?  

"Il team venne a vederlo ad Adria, in una gara. Alla fine, vennero a parlarmi il team principal Toto Wolff e il responsabile dell'Academy. Videro in Kimi qualcosa di particolare e decisero di puntare su di lui. Noi fummo chiari: 'Non avremo la forza di portarlo avanti nelle categorie oltre i kart'. Mi dissero che, se avesse continuato a performare in quel modo, ci avrebbero pensato loro nonostante l'età. E così è stato".  

Dopo il podio in Messico, è diventata virale una sua immagine con Toto Wolff. Uno indica l'altro, quasi a dire: "È merito tuo".  

"Proprio così, cercavamo un colpevole". E se la ride. "Diciamo che insieme, in modo diverso, abbiamo contribuito a formare un ragazzo tenendolo con i piedi per terra e trasmettendogli buone abitudini. La Mercedes ha avuto il merito di crederci, continuando a farlo anche quando ci sono state difficoltà".  

Ok il sogno della Formula 1, ma a Kimi ha sempre detto di non sottovalutare la scuola, fino a fargli portare i libri... nel paddock.  

"Sa, le regole sono fondamentali nella vita. E, in contesti diversi, vanno rispettate fin da bambini. Anzi, dico che con più regole a una certa età, tante brutte cose che vediamo oggi non ci sarebbero. La scuola è stata fondamentale, gli ha insegnato che per raggiungere risultati a volte c'è da soffrire. Come nella vita di un pilota professionista".  

A proposito di insegnamenti, dopo la festa è diventata virale la storia della paghetta. Ce la spiega meglio?  

"Ho letto molte inesattezze, a cominciare dal discorso dei guadagni. Kimi non guadagna decine di milioni di euro come si dice in giro, perché è un rookie. Tanta gente poi hai ironizzato sul discorso della paghetta. Intanto, nessuno tocca i soldi di nostro figlio, ci mancherebbe. Io pago sempre per lui anche se è un pilota di Formula 1, per me è inconcepibile che un figlio paghi per il genitore. La paghetta, ironia a parte, è un modo per insegnargli a risparmiare e ad avere una gestione giudiziosa dei soldi, che sono suoi e che nessuno tocca, con un limite di spesa mensile. Per non farlo diventare, quando guadagnerà di più, uno spendaccione. E per evitare che magari si ritrovi senza niente a fine carriera, come successo a tanti altri campioni".  

I casi non mancano...  

"La paghetta è mirata a questo. Noi sappiamo di avere un figlio intelligente, che rispetta i genitori, e abbiamo fatto un accordo. È un patto che tiene conto della sua vita da ragazzo di venti anni che gira il mondo, ovvio. Kimi sa quanto può spendere e rientra in quella cifra a fine mese. Credo che imparare a risparmiare sia una cosa più che normale per un giovane, anche se guadagna tanti soldi. È educazione pure questa". 

4 nov 2026

60 anni fa l'alluvione che ferì Firenze e mobilitò il mondo con gli Angeli del fango

(Adnkronos) - Sessant’anni fa Firenze si svegliava sommersa dall’acqua e dal fango. Era venerdì 4 novembre 1966, festa nazionale delle Forze armate, quando l’Arno, dopo giorni di piogge eccezionali, ruppe gli argini e si riversò con una violenza senza precedenti nel cuore della città. Una delle più gravi catastrofi naturali della storia italiana del Novecento, destinata a lasciare un segno profondo nella memoria collettiva, a mettere in ginocchio interi territori e a mobilitare una straordinaria catena di solidarietà internazionale. 

Non fu soltanto una tragedia fiorentina. L'alluvione investì l'intero bacino dell'Arno, dalla provincia di Arezzo fino al litorale pisano, coinvolgendo il Casentino, il Valdarno, il Mugello, la piana fiorentina e numerosi centri della Toscana. Nelle stesse ore, altre regioni italiane furono colpite da esondazioni e allagamenti: dal Veneto al Friuli, dal Trentino alla Maremma, mentre Venezia affrontava un'eccezionale acqua alta. 

 

Tutto era cominciato negli ultimi giorni di ottobre, quando una perturbazione persistente aveva portato precipitazioni intense su gran parte della Toscana. Dopo una breve tregua il giorno di Ognissanti, le piogge erano riprese con particolare violenza il 3 novembre. Sul bacino dell'Arno si concentrarono quantitativi eccezionali di acqua, mentre il rapido aumento delle temperature contribuì allo scioglimento della neve caduta sulle montagne del Casentino e del Mugello, alimentando ulteriormente la piena. Le prime avvisaglie arrivarono dalla provincia. Nella serata del 3 novembre diversi corsi d'acqua avevano già rotto gli argini e numerose località del Valdarno erano sommerse. Intorno alla mezzanotte l'Arno cominciò a tracimare in diversi punti, interrompendo collegamenti stradali e ferroviari. A Firenze, tuttavia, non si comprese immediatamente la portata della minaccia. Le piene autunnali erano considerate un fenomeno ricorrente e la popolazione non ricevette un'allerta adeguata. Anche quando la situazione cominciò a precipitare, si esitò a dare l'allarme generale, nel timore di provocare il panico. 

Poco dopo l'una del 4 novembre l'acqua iniziò a invadere le strade attraverso le fognature. Alle 2 il torrente Mugnone straripò nella zona delle Cascine, allagando l'ippodromo e lo zoo. Decine di animali rimasero intrappolati. Settanta cavalli morirono, mentre il cammello Canapone, particolarmente amato dai bambini fiorentini, annegò nelle acque. 

Alle 3 la situazione era ormai fuori controllo. Una delle testimonianze più drammatiche di quelle ore riguarda Carlo Maggiorelli, addetto alla sorveglianza degli impianti idrici dell'Anconella. Durante una telefonata con un giornalista de 'La Nazione', raccontò che la situazione era disperata e che gli impianti erano stati fermati. Invitato ad abbandonare la postazione, non volle lasciare il proprio posto di lavoro. La comunicazione si interruppe quando l'acqua lo travolse. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato due giorni dopo. 

Alle prime luci dell'alba l'Arno invase progressivamente l'Oltrarno, Santa Croce, San Frediano, Santo Spirito e San Niccolò. Le acque raggiunsero il Lungarno Acciaioli, via de' Benci e corso dei Tintori, penetrando poi nel centro storico. Alle 6.50 cedette la spalletta di piazza Cavalleggeri. L'irruzione dell'acqua investì la Biblioteca Nazionale Centrale e il quartiere di Santa Croce. Alle 9 le acque limacciose arrivarono in piazza del Duomo, mentre numerose strade si erano ormai trasformate in veri e propri corsi d'acqua. L'alluvione raggiunse anche abitazioni, negozi, uffici e infrastrutture. In diversi quartieri l'acqua arrivò al primo piano degli edifici, raggiungendo in alcune zone della città e della periferia occidentale livelli prossimi ai sei metri. 

Il sindaco Piero Bargellini, rimasto assediato dalle acque a Palazzo Vecchio, cercò di coordinare gli interventi e chiedere aiuto alle autorità centrali. Ma i soccorsi organizzati tardarono ad arrivare e nelle prime ore furono soprattutto i cittadini a organizzarsi autonomamente per salvare persone e animali. 

Tra gli episodi più significativi, quello dei detenuti del carcere delle Murate, che riuscirono a lasciare l'edificio minacciato dall'acqua e trovarono rifugio nelle abitazioni dei fiorentini. Molte famiglie aprirono le proprie case, accogliendo persone che fino a poche ore prima erano dietro le sbarre. Un gesto di solidarietà che superò diffidenze e barriere sociali. 

Anche nelle periferie la situazione era drammatica. A Brozzi e San Donnino, nel territorio fiorentino, l'acqua raggiunse livelli superiori ai cinque metri. Alcuni abitanti riuscirono a salvarsi abbattendo i muri divisori delle abitazioni per raggiungere edifici più alti. In una casa si ritrovarono stipate 56 persone. A San Donnino alcuni allevatori portarono le proprie mucche al primo piano della Casa del Popolo, in una delle immagini più emblematiche e sorprendenti di quei giorni. Nel tardo pomeriggio, mentre l'Arno cominciava lentamente a ritirarsi dal centro di Firenze, la piena proseguiva verso valle, raggiungendo Empoli, Pontedera e altri centri della provincia di Pisa. 

La devastazione non risparmiò il resto della Toscana. Il fiume Ombrone sommerse gran parte della Maremma e la città di Grosseto. Il Bisenzio e l'Ombrone Pistoiese allagarono vaste aree della piana fiorentina e pratese, colpendo Campi Bisenzio, Signa, Sesto Fiorentino e numerosi centri minori. A valle di Firenze, Castelfranco di Sotto e Santa Croce sull'Arno finirono sott'acqua. Pisa riuscì a evitare una devastazione ancora maggiore grazie alla conformazione del proprio bacino fluviale e alle opere realizzate nei secoli per contenere le piene, ma pagò comunque un prezzo elevato: il 13 novembre crollò lo storico ponte Solferino e successivamente franò un lungo tratto del lungarno Pacinotti. In Veneto strariparono diversi fiumi, tra cui Piave, Brenta e Livenza, mentre in Friuli il Tagliamento invase vaste zone del suo basso corso, colpendo anche Latisana. A Trento fu l'Adige a provocare gravi allagamenti. 

Il numero delle vittime dell'alluvione è stato a lungo oggetto di incertezze e ricostruzioni differenti. Secondo l'archivio Polaris dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, il bilancio complessivo in Toscana fu di 47 morti: 38 a Firenze e provincia, cinque nel Pisano, due nel Grossetano, una nell'Aretino e una nel Lucchese. L'elenco ufficiale della Prefettura di Firenze, reso pubblico nel 2006, indicò invece 35 vittime nella provincia, di cui 17 nel capoluogo e 18 negli altri comuni. 

Oltre alle vite umane, il disastro provocò danni enormi alle abitazioni, alle attività economiche, alle infrastrutture e al patrimonio agricolo. Le campagne rimasero sommerse per giorni, numerosi allevamenti furono distrutti e intere comunità rimasero isolate. Firenze dovette fare i conti con centinaia di migliaia di metri cubi di fango, acqua e nafta. Strade, ponti, negozi e impianti pubblici risultarono danneggiati o inutilizzabili. La città aveva perso una parte importante della propria quotidianità e della propria ricchezza materiale. 

Tra le immagini più dolorose dell'alluvione rimangono quelle dei monumenti e delle opere d'arte sommersi. La Biblioteca Nazionale Centrale subì danni gravissimi: migliaia di volumi, manoscritti e documenti preziosi furono raggiunti dal fango. Nella basilica di Santa Croce venne danneggiato in maniera devastante il Crocifisso di Cimabue, una delle opere più importanti della pittura medievale italiana, che perse gran parte della propria materia pittorica. Le acque investirono anche i depositi degli Uffizi e danneggiarono numerosi capolavori. La Porta del Paradiso del Battistero di San Giovanni fu investita dalla forza della corrente, che provocò il distacco di numerose formelle realizzate da Lorenzo Ghiberti. Per Firenze si trattava di una ferita che andava ben oltre il valore economico delle opere perdute o danneggiate: a essere minacciata era la memoria artistica e culturale di una città considerata patrimonio dell'umanità. 

 

Nei giorni successivi alla catastrofe arrivarono a Firenze migliaia di giovani volontari provenienti dall'Italia e dall'estero. Armati di pale, secchi e stivali, si misero al lavoro per liberare dal fango biblioteche, chiese, musei e abitazioni. Furono chiamati 'Angeli del fango', un'espressione destinata a entrare nella storia della città. La loro opera contribuì a salvare una parte fondamentale del patrimonio culturale fiorentino, attraverso un lavoro spesso faticoso e svolto in condizioni difficilissime. La solidarietà superò i confini nazionali e anche quelli politici della Guerra fredda. Aiuti arrivarono dagli Stati Uniti, dall'Unione Sovietica, dalla Cecoslovacchia, dall'Ungheria e da numerosi altri Paesi. Determinante fu anche il contributo delle forze armate americane presenti in Italia, della Croce Rossa tedesca, delle associazioni e di migliaia di cittadini. 

Un ruolo importante nella sensibilizzazione internazionale fu svolto dal documentario 'Per Firenze', realizzato dal regista Franco Zeffirelli, che conteneva un appello dell'attore Richard Burton e un intervento del senatore statunitense Ted Kennedy. Anche il territorio toscano partecipò attivamente ai soccorsi. Dalla Versilia arrivarono bagnini, gommoni e pattini, mentre don Lorenzo Milani si attivò affinché da Barbiana partissero aiuti alimentari per la popolazione. A Natale, papa Paolo VI raggiunse Firenze per celebrare la messa nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. 

 

L'alluvione del 1966 rappresentò uno spartiacque nella storia della difesa del territorio italiano. La catastrofe mise in evidenza l'insufficienza dei sistemi di prevenzione e l'assenza di una struttura nazionale di protezione civile in grado di coordinare tempestivamente le emergenze. A distanza di venti giorni venne istituita la Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo, presieduta dall'ingegnere Giulio De Marchi. I lavori portarono a importanti studi sul bacino dell'Arno e alla formulazione di progetti per la realizzazione di invasi e opere di contenimento delle piene. 

Negli anni successivi furono abbassate le platee di Ponte Vecchio e di ponte Santa Trinita, vennero rialzate alcune spallette e furono sviluppati interventi per migliorare la sicurezza idraulica del territorio. Nel 1990 nacque l'Autorità di bacino del fiume Arno e nel 2001 entrò in funzione l'invaso di Bilancino, destinato anche alla regolazione delle piene della Sieve. 

Il percorso di messa in sicurezza è proseguito nei decenni successivi con casse di espansione, interventi sugli argini e sistemi di monitoraggio e allerta sempre più avanzati. Resta tuttavia fondamentale la necessità di completare e mantenere le opere di prevenzione lungo l'intero bacino idrografico. (di Paolo Martini) 

 

4 nov 2026

'Breakfast in America', l'onda blu travolge Trump alle elezioni di midterm: i commenti al voto nella diretta Adnkronos

(Adnkronos) - Il commento ai risultati delle elezioni di Midterm negli Usa, che hanno visto l'onda blu dem travolgere il presidente Donald Trump e i repubblicani, nel corso della diretta "Breakfast in America" di Adnkronos. In studio, i vicedirettori Jole Saggese e Giorgio Rutelli.  

 

"Se eleggi un clown ottieni un circo. Però questo spettacolo del circo ha un po' stancato". Così Gregory Alegi, docente di Storia degli Usa alla Luiss, riassume la sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato nel corso della diretta Adnkronos, suggerendo che il presidente Donald Trump si sia scontrato con "il problema che hanno spesso i populisti, ovvero di promettere soluzioni facili a problemi difficili". 

Come spiega Alegi, i problemi di fondo che avevano creato un "fortissimo malumore" nei confronti di Joe Biden e punito i democratici alle elezioni del 2024 "sono rimasti lì: le diseguaglianze sociali sono rimaste, l'inflazione alta è rimasta". In più hanno pesato una serie di provvedimenti trumpiani, "dai dazi sulle importazioni allo scatenamento di guerre varie e assortite, che comunque si sono scaricate in tensioni sui prezzi che poi paga l'americano medio. Uno degli indicatori classici della politica americana è il prezzo alla pompa della benzina": in un Paese sostanzialmente autosufficiente nella produzione di petrolio, "pagare il doppio o il triplo alla pompa" rispetto al passato recente "azzoppa qualsiasi candidato". 

A livello simbolico, dunque, "la popolarità di Trump ha dovuto scontare la distanza tra le promesse e i fatti", riassume il docente della Luiss. L'altro aspetto ha a che fare con la dimensione sociale, rileva: interrogato sul possibile peso della cosiddetta componente "woke", sottolinea, gli statunitensi "sono in grado di accettare cambiamenti sociali", come il matrimonio gay, già accettato dai repubblicani e difeso da una Corte Suprema a maggioranza conservatrice. Sul piano dei valori, però, si registra l'impatto di "scandali, la vasta corruzione, gli arricchimenti a tutti i livelli dei membri dell'amministrazione, l'incompetenza di molti di questi personaggi" come il segretario alla difesa Hegseth, "disprezzato" dai militari.  

"Io non credo che Trump cambi il suo atteggiamento, onestamente: è quello che è". Tuttavia, in assenza della "magia" del presidente, alcuni esponenti del Partito repubblicano "potrebbero diventare più autonomi", continua Alegi. 

Il Partito repubblicano potrebbe capire "che non basta la benedizione di Trump per vincere sempre e comunque", osserva Alegi, indicando il caso del candidato trumpiano Ken Paxton in Texas come indicativo. Anche la senatrice del Maine Susan Collins, più tradizionalmente repubblicana e distante dal presidente, non è riuscita a convincere il proprio elettorato, osserva l'accademico. 

Alegi sottolinea che per evitare l'ostruzionismo nel Senato Usa servono 60 voti: la possibilità che qualcuno dei senatori repubblicani abbandoni Trump e incominci a votare con i democratici "potrebbe essere il vero game changer", avverte. 

 

"Big Tech torna a casa, e cioè torna in quel mondo democratico progressista che da sempre aveva caratterizzato gli innovatori". Lo dichiara l'ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale per l'innovazione e già rappresentante dell'Italia negli Usa, nel corso della diretta Adnkronos, indicando l'ondata blu che ha travolto il Texas, Stato a forte componente repubblicana eletto da Elon Musk come sede principale delle proprie aziende al posto dell'irrimediabilmente democratica California. 

Tra le motivazioni dietro la vittoria democratica Varricchio ravvisa un ripensamento da parte della popolazione riguardo ai benefici della crescita tecnologica legata all'intelligenza artificiale, non da ultimo le "immano costruzioni dei data center", contro i quali si sta scatenando "una ribellione che passa attraverso le linee politiche". Tutto questo "si riflette in questa fortissima sperequazione economica che porta neanche miliardari, ma trilionari ad avere ricchezze impensabili per i cittadini normali". 

"La parola peggiore per Trump, l'insulto peggiore, è 'perdente'. Quindi lui vorrà trasformare questo risultato in una opportunità per rilanciare la sua presidenza e quindi dovrà collaborare con il Congresso", continua Varricchio Le paure iniziali di uno scontro durissimo, per il momento, sembrano "messe da parte: questa è una buona notizia per l'America, ma è una buona notizia per il mondo intero", aggiunge. 

L'idea che il presidente si potesse mettere di traverso e potesse addirittura contestare la legittimità del voto si è dimostrata senza fondamento, rileva Varricchio: Trump ha dunque "tutto l'interesse" a selezionare una serie di temi su cui portare avanti la propria agenda con il Congresso, "che sarà molto centrata sugli aspetti interni, perché è lì che potrà fare veramente la differenza e potrà soprattutto porre le basi per un rilancio del Partito Repubblicano che esce da queste elezioni pesantemente eh danneggiato". 

 

Dopo la sconfitta alle elezioni di metà mandato, il presidente Usa Donald Trump "sicuramente sarà molto più conciliante nei prossimi due anni", afferma quindi Simone Crolla, Managing Director della Camera di Commercio Usa in Italia, nel corso della diretta Adnkronos, sottolineando che il presidente, in qualità di "uomo che riconosce la forza come tratto caratteristico della propria negoziazione e del proprio modo di agire", sa di aver "contribuito a un record negativo", dato che è la quinta volta dal dopoguerra che un presidente perde entrambi i rami del Congresso. 

Trump sarà dunque più conciliante "perché sicuramente non potrà fare tutto quello che avrebbe voluto fare qualora avesse mantenuto la maggioranza, quantomeno in uno dei due rami del Parlamento", prosegue Crolla, sottolineando che da gennaio si apre il periodo della sessione "lame duck", anatra zoppa, in cui il suo potere sarà molto ridimensionato. Di conseguenza, "se ci dobbiamo aspettare qualche iniziativa un po' forte", come la nomina di nuovi giudici federali, l'utilizzo di poteri speciali relativi ai dazi il tentativo di finanziare ulteriormente attività come la guerra in Iran, questo "capiterà adesso". 

 

La sconfitta del Partito repubblicano Usa alle elezioni di metà mandato "è una bocciatura di questi primi due anni di governo di Trump, che non sono stati la gestione di problemi, ma più due anni di un despota che alla prima tornata elettorale è stato punito severamente dai propri elettori", dichiara Lia Quartapelle, deputata del Partito democratico, nel corso della diretta. 

"L'avventurismo in politica estera non paga, anzi ha fatto sostanzialmente aumentare le bollette. La politica economica confusa di questi due anni ha premiato i super ricchi ma scontentato tutti gli altri che si sono presentati alle urne e hanno presentato il conto. E la brutalità sull'immigrazione, che è una cosa molto diversa dal governo dell'immigrazione, ha diviso, spaventato e allontanato un elettorato che invece due anni fa aveva creduto in Trump", riassume Quartapelle. 

Per l'Europa "sarebbe pericoloso pensare che debba ridurre l'urgenza con cui noi dobbiamo cercare di renderci più autonomi dagli Stati Uniti", continua. "Non illudiamoci che questa sia l'alba di un nuovo giorno. Lo è forse per la democrazia americana, non lo è per la necessità di indipendenza e di autonomia dell'Europa", riassume. 

Secondo la deputata dem è "illusorio pensare che ci siano degli effetti diretti di queste elezioni" al di fuori degli Usa, almeno prima delle elezioni presidenziali del 2028. Da parte europea, quella di Trump è "una presidenza che si incattivirà, che continuerà a ribadire gli stessi concetti, o si ammorbidirà? Conoscendo Trump, secondo me è molto difficile che cambi direzione, non l'ha mai fatto: manterrà una postura erratica, imprevedibile, a volte molto prepotente, aggressiva". 

Quartapelle identifica "una lezione più generale rispetto alla politica interna in Europa", segnatamente per le forze di destra, dato che la politica Usa spessa anticipa quella europea: "questa violenza, questa caparbietà, che ha mostrato il populismo e il nazionalismo di Trump non paga nelle urne. È la fine, secondo me, del trend Maga, il trend aggressivo". 

 

La lezione della sconfitta del Partito repubblicano è "innanzitutto per Trump, per la politica americana e per la gestione alle volte un po' sopra le righe di alcuni temi che invece sono molto cari al popolo americano", spiega Ylenia Lucaselli, deputata di Fratelli d'Italia, nel corso della diretta dell'Adnkronos. 

Per quanto riguarda l'Europa, Lucaselli sottolinea di diffidare dall'idea di "fare il tifo da stadio per l'uno o l'altro candidato in una nazione diversa, con esigenze diverse, con una cultura completamente diversa. Detto questo, credo che sia assolutamente chiaro che il modo di interpretare il conservatorismo che è stato fatto soprattutto dall'Italia grazie al presidente Meloni sia un po' quello che traccia in realtà il futuro dei partiti di centro destra". 

"Credo che i repubblicani d'America abbiano voglia di tornare al vero Partito Repubblicano, che evidentemente Trump in realtà non ha mai rappresentato", continua Lucaselli, ravvisando una volontà di ritornare "all'origine dei valori repubblicani" che un candidato come Marco Rubio, attuale segretario di Stato, "rappresenta molto bene". 

"Se Trump non fosse Trump, probabilmente ora valuterebbe di dimettersi per poter poi portare JD Vance alla vittoria", aggiunge Lucaselli, sottolineando che se il presidente vuole ancora essere determinante all'interno delle scelte del Partito repubblicano "a questo punto dovrebbe spianare la strada" all'attuale vicepresidente. Quest'ultimo è "inevitabilmente un po' la sua prosecuzione, anche se ovviamente è un personaggio molto diverso, ma rappresenta una continuità con la politica di Trump, anche perché il mondo Maga obiettivamente oggi è molto sfilettato". 

 

"I mercati avevano già anticipato una vittoria democratica, probabilmente anche una solida vittoria democratica. Per cui, al di là di qualche scaramuccia notturna, dovuta più che altro probabilmente alla illiquidità dei mercati stessi e all'assenza degli operatori americani, passata quella è successo molto poco", dichiara Marco Piersimoni, analista di Pictet Asset Management, nel corso della diretta Adnkronos. 

"Per quanto riguarda il mercato obbligazionario ci sono due grandi scelte: c'è una grande divaricazione tra chi crede che un Senato e una Camera democratica effettivamente bloccheranno tutte le iniziative di spesa repubblicane e l'iniziativa di spesa del presidente, per cui una politica fiscale meno espansiva, e questa potrebbe essere favorevole a una discesa dei tassi di interesse, per cui favorevole alle obbligazioni", osserva l'analista. 

D'altro canto, prosegue "c'è chi dice che alla fine la politica è politica, per cui democratici e repubblicani si scambieranno 'favori', accomodando l'uno all'altro le voci di spesa, e pertanto vedremo ancora una politica fiscale piuttosto espansiva. Io tenderei a pensare più al primo campo, ossia che in un'amministrazione divisa non ci sarà grande spazio per grandi spese, per cui probabilmente quello che abbiamo visto sarà favorevole a una discesa dei tassi di interesse", conclude. 

 

"Sull'impatto economico a breve termine: non, lo vedo nell'immediato", spiega Renato Loiero, consigliere economico di Palazzo Chigi, sottolineando che restano in carica tutte le principali figure istituzionali, a cominciare dal presidente della Fed". 

Loiero ricorda che le nuove Camere si insediano il 7 gennaio "e non domani mattina", e che nell'ordinamento istituzionale americano il presidente Usa "rimane il commander in chief", con in mano un diritto di veto presidenziale che può essere superato dalle Camere solo con una maggioranza di due terzi, "maggioranza che non c'è. Mentre non esiste un identico potere delle Camere di eliminare, sopprimere, abrogare gli executive orders che il presidente degli Stati Uniti in carica può emanare dal giorno stesso in cui si insedia". 

Il Congresso in mano al Partito democratico dopo le elezioni di metà mandato lascerebbe poco spazio a grandi spese e potrebbe favorire una discesa dei tassi d'interesse, continua a proposito dell'impatto delle elezioni Usa di metà mandato sul mercato obbligazionario. Il nodo resta il deficit federale, tra il 6 e il 6,5% del Pil, circa 2,1 trilioni di dollari: "poco meno dell'intero pil italiano di un anno", osserva Loiero. Da qui, spiega, nasce una forte competizione tra Treasury e bond sovrani, anche per le emissioni globali e per quelle legate alle richieste dell'intelligenza artificiale. 

Sul ruolo del nuovo Congresso, che ha poteri di limite alle spese proposte dal presidente e alle coperture delle leggi, Loiero osserva che un orientamento al blocco anziché alla condivisione "dipende": la storia americana insegna che conta la tipologia di spese proposte. Un deficit di questa entità, aggiunge, è giudicato "difficilmente sostenibile" dagli analisti internazionali perché crea tensioni sui mercati. La domanda globale di dollari resta forte, perché gran parte del commercio internazionale è denominato in valuta Usa, ma ha dei limiti, come mostra l'andamento dei Treasury. Per Loiero, "il risk assessment sta cominciando ad avere una rilevanza importante" nelle scelte di portafoglio degli operatori internazionali. 

 

La lezione per l'Italia delle elezioni di metà mandato Usa, visto che la nuova legge elettorale "mantiene il quadro politico in un'ottica bipolare con una legge elettorale fortemente maggioritaria", è che occorra lavorare affinché all'interno dei due poli "la barra del comando non sia in mano agli estremisti e populisti demagoghi", afferma quindi Luigi Marattin, leader del Partito liberaldemocratico, leggendo i risultati delle midterm svoltesi all'interno del sistema bipartitico statunitense, che porta a uno "scontro fra due estremismi" quando le due parti si radicalizzano. 

Secondo il politico, lo schieramento italiano di centrosinistra corre ancora quel rischio perché "si è molto radicalizzato rispetto al centrosinistra di qualche anno fa". Per quanto riguarda il centrodestra, occorre vedere "se avrà la forza, la voglia, la capacità di emanciparsi da un'attrazione più sovranista-populista che pure nello scorso decennio, in qualche modo, ha espresso: adesso diversi segnali fanno cogliere la potenzialità di un atteggiamento diverso". In sintesi, rileva Marattin, "se proprio volete essere bipolaristi fate sì che il bipolarismo competa per l'elettore mediano", e quindi "competa al centro, non competa a chi è più estremista". 

Il leader libdem ravvisa il rischio di radicalizzazione bipolarista anche in Europa. "Probabilmente i francesi l'anno prossimo dovranno scegliere al ballottaggio fra Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen. Se io fossi francese veramente non andrei a votare, non saprei fare quella scelta", afferma. A ogni modo, il politico definisce la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato "una cosa positiva, perché Trump stava e sta violando tutti i principi di razionalità possibili e immaginabili". In tal senso lo stesso sistema bipartitico che aveva portato molti a votare Trump in opposizione all'offerta democratica (Hillary Clinton prima, Kamala Harris poi) ha funzionato anche in senso opposto. 

 

4 nov 2026

Midterm Usa 2026, il Michigan sceglie El-Sayed: chi è il medico musulmano di origine egiziana

(Adnkronos) - Gli elettori del Michigan hanno eletto Abdul El-Sayed al Senato degli Stati Uniti, rendendolo il primo musulmano eletto in quella Camera dopo una campagna elettorale in cui ha difeso i pazienti transgender, ha contestato gli attacchi repubblicani alla loro assistenza sanitaria e ha superato una defezione dell’ultimo minuto da parte del suo ex rivale alle primarie democratiche. 

"Michigan, ce l'abbiamo fatta!", ha affermato davanti ai sostenitori a Detroit. "Sono davvero orgoglioso, onorato di essere qui come senatore eletto per il grande stato del Michigan", ha detto ancora El-Sayed. 

Mentre ancora si attendono i risultati, El-Sayed ha riconosciuto alla folla di aver "scommesso sul candidato più improbabile" e ha ringraziato i sostenitori. "Non vedo l'ora di mettermi al lavoro" per il Michigan, ha detto, attaccando l'avversario, il repubblicano Mike Rogers, per i contenuti della campagna elettorale. "Sappiamo tutti che il mio nome e la mia fede non sono il motivo per cui non potete permettervi la benzina, non sono il motivo per cui non potete permettervi di fare la spesa o una visita medica", ha incalzato. 

Molteplici gli attacchi di Donald Trump e dei repubblicani nei confronti del 41enne medico musulmano di origine egiziana. Trump lo ha definito più volte "jihadista", mentre altri esponenti del partito hanno rilanciato le accuse di legami con organizzazioni estremiste. Mike Rogers gli ha contestato donazioni da parte di persone legate al Council on American-Islamic Relations (Cair) e presunti collegamenti familiari con i Fratelli Musulmani. El-Sayed ha negato ogni legame con quest'ultima. 

"Non vedo l'ora di andare in Michigan, potrò parlare di un uomo che è dei Fratelli Musulmani, che è un jihadista che non può entrare nel nostro Senato", aveva detto Trump nei giorniscorsi. "E' un falso, tutto di lui è falso, è un bugiardo, dice di essere un moderato, ma non è un moderato, è un jihadista, un malvagio, violento jihadista e non deve avere posto nel nostro governo", ha continuato a ripetere il presidente Usa. 

4 nov 2026

Giochi di ruolo erotici online e video con violenti abusi su minori, 7 arresti e 23 denunce

(Adnkronos) - Sette persone arrestate e 23 denunciate in stato di libertà. E' il bilancio di una maxi operazione di contrasto alla produzione e divulgazione di materiale pedopornografico denominata 'Sweet Strip' condotta dalla Polizia su tutto il territorio nazionale. L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, ha consentito di identificare 30 individui, dopo un lavoro di filtraggio e identificazione di numerose persone residenti in diverse località italiane, e di sequestrare centinaia di giga byte di video ritraenti violenti abusi su minori, oltre a 60 supporti informatici e 895 grammi di marijuana, rinvenuti nell’abitazione romana di uno degli arrestati. Le indagini sono scattate dopo la denuncia della madre di una minore di 14 anni, adescata su una nota piattaforma di messaggistica istantanea, da un adulto che l’aveva indotta a partecipare a un gioco erotico denominato 'Omegle Game'.  

Un gioco, spiegano gli investigatori, che consisteva in una serie di sfide a contenuto sessualmente esplicito, con cui l’adulto interlocutore attribuiva un punteggio ai comportamenti erotici di un numero indeterminato di giovani partecipanti di volta in volta adescate. Ad esempio, venivano attributi cinque punti nel togliersi una maglietta, 10 punti nel mostrare in chat la propria biancheria intima, fino ad arrivare a un massimo di 50 punti al compimento di atti di autoerotismo. 

Tale canale di messaggistica istantanea, su cui in seguito sono stati rinvenuti numerosi altri filmati realizzati con modalità in registrazione schermo, ritraenti videochiamate effettuate ad hoc, permetteva agli utenti accreditati di chattare, sia tramite testo che video, con sconosciuti adulti abbinati casualmente. Per poter partecipare al gioco, occorreva essere introdotti attraverso un link di invito, effettuando un pagamento elettronico o in criptovalute. Il Cosc Lazio ha identificato le quattro persone che hanno materialmente creato e organizzato le chat di gioco finalizzate all’adescamento di minori, con correlata attività di produzione e condivisione di materiale pedopornografico con successivo commercio on-line e conseguenti guadagni. La Polizia postale si è concentrata su un particolare canale a pagamento, denominato Lumaca, al cui interno sono stati individuate 30 persone dedite alla diffusione di materiale pedopornografico, documentando le dinamiche di interazione tra loro, poste in essere per acquisire in maniera 'sicura' lo scambio digitale di materiale pedopornografico. 

Sono state eseguite su tutto il territorio nazionale, su disposizione della Procura di Roma e il coinvolgimento operativo dei Cosc della Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria, 30 perquisizioni domiciliari e informatiche che hanno consentito di assicurare alla giustizia i responsabili, tra i quali due minori. 

4 nov 2026

Midterm Usa, onda blu contro Trump: le reazioni da Barack Obama a Elon Musk, il voto visto dall'Italia

(Adnkronos) - Dopo la batosta per Trump alle elezioni di midterm 2026, con un'onda blu che ha sommerso il tycoon e il Gop, "gli americani hanno mandato un messaggio chiaro: vogliono una politica che unisca le persone anziché dividerle e leader che offrano soluzioni concrete alle sfide". Così Barack Obama in un post su X in cui afferma che "questi risultati sono stati possibili solo perché candidati straordinari si sono fatti avanti in ogni regione del Paese". 

"Con background diversi, rappresentando un ampio ventaglio di orientamenti politici, uniti da valori condivisi, dalla convinzione nel servizio pubblico e dall'impegno a mettere al primo posto le persone dei loro distretti e stati", prosegue, con la "gratitudine" che va alle "migliaia" di persone, tra "funzionari elettorali e volontari di entrambi i partiti, che hanno contribuito a garantire lo svolgimento regolare delle elezioni e hanno svolto una delle funzioni più cruciali della nostra democrazia".  

"Sebbene questa Amministrazione abbia ancora due anni in carica, il nostro compito ora è rimboccarci le maniche, apportare cambiamenti ovunque sia in nostro potere, impedire ulteriori danni e gettare le basi per il futuro", conclude l'ex presidente degli Stati Uniti. 

Festeggia sui social Kamala Harris, che su X ha rilanciato un filmato di pochi secondi della campagna elettorale per il democratico Jon Ossoff, con un'unica parola: "Alleluia". 

"Sembra che i miei laser spaziali per interferire con le elezioni non abbiano funzionato stavolta", ha scritto invece sempre su X il fondatore di Tesla, Elon Musk, ironico nel commentare le elezioni di midterm americane. 

 

"Dalle piazze italiane alle urne americane che hanno bocciato Trump i cittadini dimostrano di non poterne più di guerre illegittime, corsa al riarmo e alle spese militari, rincari, carovita, tagli e diritti che valgono fino a un certo punto. Il segnale giunto stanotte dagli Stati Uniti è un monito che parla a tutti: la partecipazione di chi esprime l’urgenza di voltare immediatamente pagina è fondamentale. Possiamo davvero cambiare le cose", scrive sui social il presidente del M5s Giuseppe Conte. 

"I democratici stravincono contro Trump e gli oligarchi. La voglia di cambiamento ottiene la maggioranza alla Camera e al Senato. La speranza delle persone è più forte dell’arroganza di queste destre al potere. E l’unità è più forte di chi ci vuole dividere. Batteremo queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita. Per difendere la dignità delle persone e del lavoro, per l’eguaglianza e il diritto a un futuro migliore". Così la segretaria del Pd Elly Schlein. "Dentro questa storica vittoria a valanga ci sono alcuni risultati che raccontano tanto di quello che si sta muovendo nella società americana. James Talarico è stato eletto senatore in Texas e Gina Hinojosa ne diventa governatrice, sconfiggendo i repubblicani dopo quasi 40 anni. Abdul El Sayed vince una durissima sfida in Michigan, Kehisa Lance Bottoms con la sua vittoria in Georgia è la prima donna nera a diventare governatrice e Deb Halaand in New Mexico la prima governatrice nativa americana.E poi Annie Andrews in South Carolina batte i repubblicani dopo trent’anni, Sarah Mc Bride rieletta, Chris Pappas nel New Hampshire, Melat Kiros in Kansas, Xavier Becerra governatore in California, Amy Acton prima governatrice donna dell’Ohio". "C’è un grande protagonismo delle donne - conclude Schlein - in questa clamorosa sconfitta di Trump e dei miliardi spesi dagli oligarchi contro i democratici". 

"Gli Stati Uniti dimostrano oggi che la speranza può sconfiggere la paura. Dal Texas al Kansas, dal Michigan alla Georgia la democrazia ci regala una pagina di sorprese e di bellezza. Il sogno americano torna a rappresentare una luce per tutto il mondo. È solo l’inizio, sarà lunga, ma questa è la strada giusta. Come ha detto il senatore Talarico, stanotte Davide ha sconfitto Golia. Buongiorno, oggi è proprio un buon giorno!", il post del leader di Italia Viva Matteo Renzi. 

“Questa straordinaria vittoria dei democratici fa tirare al mondo un sospiro di sollievo, perché questa logica folle della guerra va fermata. Trump è un uomo che si è arricchito, insieme alla sua famiglia, con le guerre e ha avviato una politica del riarmo criminale. Il 2025 si è chiuso con una spesa di 2.888 miliardi di dollari. Spero che si fermino anche gli amici di Trump che, in Europa e nel resto del mondo, sono stati subordinati a questa follia, a partire dall’Italia". Così Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di EV, intervenendo nel corso della trasmissione Agorà, su Rai3. "Gli americani hanno risposto in maniera chiara e netta a questa narrazione ideologica, anche un po’ tossica, della guerra contro l’Occidente. Questa straordinaria reazione del popolo americano dimostra che i popoli sono amici tra loro e che nessun popolo è nemico di quello americano. Il punto è che oggi chi governa il pianeta lo fa con la volontà di affermare una supremazia militare per costruire un nuovo ordine geopolitico. Ma la maggioranza dei popoli del mondo vuole la pace, mentre Trump non ha fatto altro che esportare guerre, una dopo l’altra, per alimentare l’industria bellica americana”. 

"Finalmente una buona notizia dagli USA. #BlueWave2026", scrive sui social il leader di Azione Carlo Calenda. 

"Il voto americano dimostra ancora una volta la forza e il valore della democrazia, tanto più in una fase delicata come quella che stiamo attraversando sullo scenario internazionale. Il risultato elettorale manda un messaggio chiaro: gli elettori premiano responsabilità e moderazione, due valori fondamentali per affrontare le grandi sfide di questo momento. Oggi più che mai è necessario rafforzare il dialogo e la collaborazione tra le democrazie occidentali, evitando divisioni e lavorando per un rapporto solido e costruttivo tra Europa e Stati Uniti. L’abbiamo sempre detto: l’asse euroatlantico rappresenta un punto di riferimento essenziale per la stabilità internazionale e deve essere valorizzato attraverso il confronto e la capacità di trovare soluzioni condivise. Ci auguriamo che queste elezioni possano contribuire a rafforzare ulteriormente questo legame e creare le condizioni per una pace giusta e duratura nel Golfo e in Ucraina", afferma Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati. 

Alle elezioni statunitensi di metà mandato "si sono affermati candidati che hanno fatto campagna elettorale scommettendo sulla pace, sulla giustizia sociale e sulla lotta al carovita e alla corruzione. È questo il messaggio che arriva dagli Stati Uniti e che in Europa dobbiamo saper raccogliere. Una nuova stagione può affermarsi anche nel nostro continente e nel nostro Paese, dove nel 2027 si terranno importanti elezioni nazionali, destinate a incidere profondamente sugli equilibri politici e istituzionali. Cavalcheremo con coraggio e ambizione questa nuova onda e manderemo a casa il governo Meloni che è stata in questi quattro anni una sbiadita fotocopia dell’amministrazione Trump", hanno scritto in una nota i membri della delegazione del Movimento 5 Stelle (The Left) al Parlamento europeo. 

"Dagli Stati Uniti arriva un messaggio molto forte: la democrazia ha ancora anticorpi capaci di reagire. Alle elezioni di midterm i Democratici riconquistano sia la Camera che il Senato, interrompendo il controllo repubblicano del Congresso. Ma il risultato più significativo arriva anche dagli Stati tradizionalmente repubblicani, dove i Democratici ottengono vittorie che fino a poco tempo fa sembravano difficilissime", è invece il pensiero, condiviso sui propri profili social, di Beatrice Lorenzin, senatrice del Partito Democratico. "È un risultato che cambia gli equilibri politici degli Stati Uniti e rappresenta un chiaro segnale di insoddisfazione verso l'amministrazione Trump, a partire dalle preoccupazioni dei cittadini per il costo della vita e le scelte del Governo. Credo che questa tornata elettorale ci ricordi una cosa importante: nessun equilibrio politico è immutabile. Il voto e la partecipazione possono cambiare anche situazioni che sembravano consolidate.È un monito per Trump e per i suoi emuli europei, che farebbero bene a non sottovalutare la forza dei cittadini e delle istituzioni democratiche. Ed è un messaggio che riguarda anche noi cittadini europei e italiani. Il cambiamento nasce quando la politica torna ad ascoltare le persone, a dare voce ai loro bisogni e alle loro speranze e a trasformarli in risposte concrete. È da qui che dobbiamo ripartire, anche in Europa e in Italia". 

 

 

4 nov 2026

Elezioni midterm, la notte delle prime volte: da Jeffries a El-Sayed e Pappas, i risultati 'storici'

(Adnkronos) - La notte delle prime volte. Le elezioni di midterm 2026 negli Stati Uniti consegnano il Congresso ai democratici, che ottengono la maggioranza alla Camera e al Senato, e sono caratterizzate da una serie di risultati che, per motivi diversi, diventano storici nella notte che segna un sconfitta totale per il presidente Donald Trump e per il partito repubblicano. 

L''onda blu' nel voto di metà mandato porta in dote una serie di 'record'. Il deputato democratico Hakeem Jeffries, rieletto alla Camera per l'ottavo mandato, è destinato a diventare il primo Speaker afroamericano nella storia dell'istituzione.  

Abdul El-Sayed, eletto in Michigan, diventa il primo senatore musulmano nella storia. Il 42enne di origine egiziana, obiettivo costante di Donald Trump nei comizi dell'ultimo mese, ha sconfitto il repubblicano Mike Rogers. 

Chris Pappas, vittorioso nella corsa al Senato in New Hampshire, è destinato a diventare il primo senatore dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti. Il suo successo ha un peso specifico notevole perché consente ai dem di mantenere un seggio fondamentale, in uno Stato ritenuto aggredibile dai repubblicani.  

In Florida, il nuovo governatore è Byron Donalds: lo stato avrà per la prima volta una guida afroamericana. Il 48enne si è imposto dopo una campagna basata sulle riforme fiscali, sulla regolamentazione dei data center e sul sostegno all'agenda del presidente Donald Trump. 

Risultati inediti anche in New Jersey, dove Adam Hamawy diventerà il primo membro musulmano del Congresso dopo la vittoria nel 12° distretto congressuale e la conquista di un seggio alla Camera. 

Keisha Lance Bottoms si avvia a diventare la prima governatrice nera della Georgia, la prima donna a ricoprire tale carica nello Stato e la prima governatrice nera nella storia degli Stati Uniti. Ex sindaca di Atlanta, incarico ricoperto dal 2018 al 2022, Bottoms ha sconfitto il repubblicano Rick Jackson, imprenditore miliardario del settore sanitario, che aveva investito ingenti risorse personali nella campagna elettorale. Bottoms succederà al governatore repubblicano Brian Kemp, al termine di due mandati. 

Il democratico David Crowley ha sconfitto il repubblicano Tom Tiffany nella corsa a governatore del Wisconsin, diventando il primo afroamericano eletto alla guida dello Stato. Il 40enne, sostenuto dal governatore uscente Tony Evers come suo successore, sarà anche tra i più giovani governatori nella storia del Wisconsin. 

Claire Valdez, invece, è destinata a diventare la prima donna nativa americana a rappresentare lo Stato di New York al Congresso grazie al successo nel 7° distretto. 

 

4 nov 2026

"Voto di protesta e bocciatura di Trump", così la stampa Usa vede la 'vittoria storica Dem' alle midterm

(Adnkronos) - Un "risultato storico". Un voto "di protesta contro Trump", una "bocciatura nazionale" del presidente Usa. Così la stampa americana descrive la vittoria dei Democratici alle elezioni di Midterm. ''Gli elettori hanno respinto con forza Trump'', scrive Politico per descrivere la vittoria Dem, sottolineando che ''i Democratici conquistano nettamente Camera e Senato'' e che ''gli elettori hanno spazzato via il partito repubblicano dal potere''. Ora, nota, ''i Democratici sono pronti a gestire il Congresso e a indagare su tutto ciò che riguarda Trump''. Il Wall Street Journal parla invece di voto in ''segno di protesta contro Trump'' nel descrive ''progressi storici'' ottenuti dai Democratici ''in Stati tradizionalmente repubblicani'', sottolineando che gli elettori alle urne hanno espresso ''frustrazione nei confronti di Trump e del costo della vita''. 

Anche il New York Times fa riferimento a una ''sonora bocciatura nazionale di Trump'' e parla di ''sconfitte clamorose in tutto il Paese'' per i Repubblicani, con i Democratici che ora ''si sono garantiti una piattaforma per contrastare Trump''. Il Washington Post titola invece ''Democratici al comando''e sottolinea che ''il Partito ottiene grandi vittorie in tutto il Paese'', mentre ''Trump subisce una sconfitta storica''. Anche Usa Today scrive che ''Trump subisce una dura battuta d'arresto nel nuovo scenario politico'', mentre ''i Democratici cavalcano l'onda anti-Trump e conquistano il Congresso''. 

Il New York Post sottolinea che ''i Democratici riconquistano il Senato dopo aver ottenuto vittorie storiche nei feudi repubblicani, in una clamorosa sconfitta per Trump'' e anche il Los Angeles Times scrive che ''i Democratici collezionano grandi vittorie in tutto il Paese''. 

 

4 nov 2026

Iran, la batosta midterm non frena Trump: "Molti a volere attacco su larga scala"

(Adnkronos) - "Se dovessimo fare qualcosa su larga scala... molti vorrebbero sferrare un colpo pesante". Nonostante la batosta alle elezioni di midterm, Donald Trump torna a evocare possibili attacchi contro l'Iran dopo il voto. "L'unica cosa che posso dirvi con certezza è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare", le parole del presidente a Fox News. Per ora Trump può ancora contare sul 'vecchio' Congresso per l'appoggio su eventuali operazioni contro Teheran, ma la situazione potrebbe cambiare radicalmente quando entreranno in carica i nuovi eletti. 

Gli Stati Uniti, aveva spiegato poche ore prima della chiusura dei seggi al Financial Times, non hanno piani immediati per lanciare nuovi raid, ma sono pronti a intervenire se necessario. "Siamo pronti a intervenire se necessario, ma potrebbe non esserci alcuna ragione per farlo", aveva affermato il tycoon, aggiungendo che il confronto con Teheran è in una fase favorevole per Washington: "Sembra che stiamo ottenendo tutto quello che vogliamo".  

Il presidente aveva inoltre riferito che sono in corso colloqui indiretti con l'Iran sul destino delle scorte di uranio arricchito. Trump aveva anche sostenuto che il blocco dei porti iraniani stia mettendo sotto pressione l'economia di Teheran e che il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz sia superiore a quello precedente alla guerra. 

 

"Per coscienza o per il costo della vita, gli americani hanno detto no alla guerra e noi appoggiamo questo messaggio", il commento al voto Usa su X del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. "Se il governo americano tradirà la volontà dei cittadini per servire finanziatori e ricattatori internazionali, scoprirà che il nostro no porta con sé un incubo", ha aggiunto. 

 

Quattro petroliere hanno preso fuoco nello Stretto di Hormuz dopo aver urtato mine marine, mentre tentavano di attraversare la rotta meridionale del passaggio "proibito". Lo hanno reso noto le Guardie della Rivoluzione, aggiungendo di aver posto sotto sequestro altre due navi. 

 

4 nov 2026

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