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Elezioni Usa midterm, cosa si decide: dalla chiusura dei seggi ai risultati, guida alla notte elettorale

(Adnkronos) - Oltre 230 milioni di americani sono chiamati oggi martedì 3 novembre alle urne per le elezioni di midterm, che decideranno gli equilibri del Congresso e potrebbero condizionare profondamente la seconda metà del mandato del presidente Donald Trump. In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 dei 100 seggi del Senato e i governatorati di 36 Stati. I repubblicani controllano attualmente entrambi i rami del Congresso, ma i democratici puntano a riconquistare la maggioranza, per la quale avrebbero bisogno di un guadagno netto di almeno tre seggi alla Camera e quattro al Senato.  

La lunga notte elettorale prenderà il via alla mezzanotte italiana, con la chiusura dei primi seggi in alcune zone dell'Indiana e del Kentucky, mentre i primi risultati cominceranno ad arrivare poco dopo. 

La chiusura dei seggi avverrà gradualmente, seguendo i diversi fusi orari degli Stati Uniti. All'una di mercoledì 4 novembre mattina, ora italiana, termineranno le votazioni in Georgia, Virginia, South Carolina e Vermont, mentre alle 1.30 sarà la volta di Ohio e North Carolina. Alle 2 chiuderanno i seggi in numerosi Stati, tra cui Pennsylvania, Maine e gran parte di Texas, Michigan e Kansas. Un'ora più tardi toccherà a New York, Iowa, Wisconsin e Arizona, oltre alle restanti zone di Texas e Michigan. Alle 4 termineranno le votazioni in Nevada, Utah e Montana, mentre alle 5 chiuderanno i seggi in California e Washington. Gli ultimi voti arriveranno fino alle 6 del mattino in gran parte dell'Alaska e alle Hawaii, e fino alle 7 in alcune zone delle isole Aleutine. 

Le prime indicazioni sulle priorità degli elettori arriveranno già alle 23 di oggi, con la diffusione degli exit poll, ma per capire quale partito potrebbe conquistare il controllo del Congresso bisognerà attendere i risultati degli Stati più contesi. Tra i primi appuntamenti da seguire ci sarà l'Ohio, dove i seggi chiuderanno alle 1.30, seguito mezz'ora più tardi dal Maine e dalle prime indicazioni provenienti da Texas e Michigan. Alle 3 sarà la volta dell'Iowa, mentre per l'Alaska, dove la democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, bisognerà attendere almeno le prime ore del mattino italiano. 

Non è detto, tuttavia, che il controllo del Congresso venga deciso già nella notte. Ogni Stato americano gestisce autonomamente le operazioni elettorali e lo scrutinio, con regole diverse per il conteggio dei voti anticipati e di quelli espressi per corrispondenza. Le principali testate americane potranno indicare i vincitori delle singole sfide quando i dati disponibili consentiranno di farlo con sufficiente certezza, anche prima della conclusione ufficiale dello spoglio.  

Nelle competizioni più equilibrate, però, potrebbero essere necessari giorni o persino settimane per conoscere i risultati definitivi, soprattutto in caso di riconteggi o ricorsi giudiziari. Particolare attenzione sarà rivolta all'Alaska, dove il sistema di voto a preferenze ordinate potrebbe allungare ulteriormente i tempi dello scrutinio. 

3 nov 2026

'Esiste la vergogna?', Tosca chiama Botteri, Travaglio e De Gregorio nel videoclip del suo brano più politico. E la Soncini la stronca sui social

(Adnkronos) - Un brano di denuncia che intreccia cantautorato, rap slow e raggamuffin, una domanda scomoda rivolta all'Occidente e un videoclip corale con Giovanna Botteri, Marco Travaglio, Concita De Gregorio, Peter Gomez e altri volti dell'informazione. Tosca torna con 'Esiste la vergogna?', forse il singolo più politico della sua carriera. Una canzone che guarda alle guerre, all'indifferenza e alle responsabilità dell'Occidente senza nascondersi dietro metafore, ma scegliendo la forza di parole dirette e immagini difficili da ignorare. 

Il brano, disponibile da oggi sulle piattaforme digitali, si muove attorno alla domanda apparentemente semplice del titolo ("Ma esiste la vergogna?") ed è accompagnato da un videoclip che schiera accanto all'artista alcuni dei volti più noti del giornalismo italiano. 

Nel testo, scritto insieme a Giovanni Truppi, Gegè Telesforo e Michele Santoleri, si intrecciano riferimenti ai conflitti che attraversano il presente. Si parla di figli uccisi, di governi occidentali, di Palestina, Ucraina, Nato ed Europa, mentre il ritornello si trasforma in una riflessione sul significato di parole come libertà e giustizia. Fino all'elenco martellante dell'outro, dove "soldi", "armi", "genocidio", "petrolio", "paura", "morte" e "fame" vengono evocati uno dopo l'altro prima della domanda finale: "Ma esiste la vergogna?". 

"Esistono i soldi, le armi, il genocidio, il petrolio, la paura, la morte, la fame. Ma esiste la vergogna?" si chiede Tosca, che accompagna l'uscita del brano con una riflessione personale destinata ad allargarsi al piano collettivo. "Io mi vergogno! Degli uomini che ordinano ad altri uomini di uccidere, dei figli ammazzati in nome di una bandiera. Per me la vergogna è quell'inciampo interiore che mi impedisce di girarmi dall'altra parte. Ma per i nostri governi occidentali, che potrebbero fare e invece hanno scelto l'indifferenza, esiste la vergogna?". 

Musicalmente il brano rappresenta un territorio inedito per l'artista. La scrittura cantautorale incontra il rap slow e richiami raggamuffin grazie alla presenza di Mama Marjas, mentre il Coro di Voci Bianche del Teatro dell'Opera di Roma amplifica il carattere collettivo della canzone. Alla produzione artistica c'è Joe Barbieri. 

Ma a colpire è anche il videoclip diretto da Stefano Ricco e girato al Teatro Eduardo De Filippo di Officina Pasolini. Accanto a Tosca compaiono Mama Marjas, Gegè Telesforo, Giovanni Truppi e Michele Santoleri, ma soprattutto una vera e propria parata di firme e volti dell'informazione italiana: Giovanna Botteri, Concita De Gregorio, Tiziana Ferrario, Peter Gomez, Valentina Petrini, Luca Sommi e Marco Travaglio, insieme ad altri ospiti. 

Una scelta tutt'altro che casuale. "Anche nel video ho voluto condividere questo percorso con gli artisti e, in più, avere accanto a me alcuni giornalisti, perché cercavo la verità", spiega Tosca. "Il loro mestiere comporta una responsabilità precisa: raccontare i fatti e metterci la faccia". 

Proprio il videoclip e il suo "cast" hanno però innescato una delle prime reazioni social all'uscita del brano. La giornalista e scrittrice Guia Soncini ha infatti pubblicato una porzione del video accompagnandola con un commento fortemente ironico. "Ci sarebbe anche da fare tutt'un discorso sull'uso del lemma 'vergogna' da parte di gente che si percepisce Rosa Parks e risulta il Gabibbo", scrive Soncini, aggiungendo che "rispondere alla domanda del video che di sicuro non esiste il senso del ridicolo mi parrebbe ridondante". 

La stoccata più caustica riguarda però proprio la presenza dei numerosi ospiti nel videoclip. "Se pubblicano un backstage delle telefonate, chi ha detto certo vengo subito, chi ha cercato una scusa ma non l'ha trovata, chi si è finto morto, ecco, quello pagherei un abbonamento per vederlo", commenta la giornalista, concludendo il post con un'ulteriore frecciata: "No, non è intelligenza artificiale, lo preciso perché me l'hanno chiesto tutti gli amici cui l'ho mandato: è davvero la nuova canzone di Tosca". 

 

 

Al di là delle inevitabili polemiche, l'artista rivendica il legame con l'esperienza dei Cantacronache, il movimento nato nel dopoguerra per trasformare la canzone in uno strumento di lettura della realtà sociale e politica. "Per me 'Esiste la vergogna?' è un moderno cantacronache", afferma, richiamando una tradizione che ha visto tra i suoi protagonisti figure come Umberto Eco, Italo Calvino e Giovanna Marini. 

Il risultato è una canzone che non cerca risposte semplici e non indica un solo colpevole, ma prova a scuotere le coscienze in un tempo attraversato da conflitti, polarizzazione e fake news. Un "pugno nello stomaco", come lo definisce Gegè Telesforo, che sceglie la forma della musica per riportare al centro una domanda tanto antica quanto attuale: esiste ancora la vergogna? 

Il singolo che esce oggi è tratto da 'Feminae', il più recente progetto discografico di Tosca, uscito nell'aprile scorso e destinato ora a proseguire anche dal vivo con 'Feminae a Teatro', il nuovo tour che dal 30 novembre porterà l'artista in Italia e in Europa. Più di una serie di concerti, si tratta di uno spettacolo pensato come un'esperienza immersiva in cui musica, parola e teatro si intrecciano per esplorare le molteplici declinazioni del femminile, tra memoria, identità, libertà e trasformazione. Sul palco, insieme a Tosca, ci saranno Giovanna Famulari, Massimo De Lorenzi, Luca Scorziello, Dario De Angelis e Giulia Cusumano, con la regia teatrale di Massimo Venturiello. Il tour debutterà il 30 novembre al Teatro Piccolo Strehler di Milano e toccherà, tra le altre, Firenze, Roma, Napoli, Parigi, Torino, Bologna, Lisbona, Bari e Padova. Il calendario è in continuo aggiornamento con nuove date in arrivo. 

 

3 nov 2026

Maria Latella conquista il sabato pomeriggio di Rai3: "Il mio segreto? Io ascolto"

(Adnkronos) - "Il mio segreto? Io ascolto". Due parole, quasi una dichiarazione di metodo, per spiegare come si fa a convincere un ospite a mettere da parte le risposte preparate e a raccontarsi davvero. Maria Latella, giornalista e conduttrice di 'La Biblioteca dei sentimenti', il programma di Rai3 che ha portato i libri e le emozioni nel sabato pomeriggio televisivo, sembra avere le idee chiare: non servono confessioni strappalacrime né rivelazioni a effetto, ma la capacità di ascoltare e di andare oltre l'immagine pubblica. E i risultati, con ascolti che hanno raggiunto il 4,6% di share e picchi del 5,9%, sembrano darle ragione. 

Una scommessa vinta, dunque, anche se la prima stagione autunnale sta per concludersi. "Siamo contenti, ma anche un po' dispiaciuti di doverci fermare". Dopo l'ultima puntata, il programma lascerà spazio alle repliche di Report, per tornare a dicembre con due speciali natalizi, in onda il 26 dicembre e in un'altra data ancora da definire. "A Natale si vendono e si leggono libri", osserva Latella, che in questa formula televisiva ha trovato un modo per raccontare le persone attraverso le loro letture, le loro passioni e, qualche volta, anche le loro ferite. 

Si aspettava un interesse così forte per un programma dedicato ai libri e ai sentimenti?  

"Ho sempre fiducia nei telespettatori. Sono convinta che ci sia un pubblico della Rai che ha voglia di parlare di personaggi, di romanzi, di scrittori, di conoscerli e di scoprire anche autori che mai avrebbe immaginato. Mi interessa raccontare le diverse nature di chi scrive: c'è lo scrittore che fa questo mestiere, come Alessandro Piperno, e c'è chi si improvvisa scrittore, come Francesco Paolantoni. Ma sempre di libri si tratta. E attraverso un libro si può scoprire molto di una persona". 

Tra gli ospiti, Charlotte Casiraghi l'ha sorpresa particolarmente. Perché?  

"Forse proprio Charlotte Casiraghi mi ha sorpreso più di tutti, perché non la conoscevo e, come tutti, avevo soltanto l'immagine della bellissima principessa, della bambina diventata una bellissima donna, con tutte le storie del Principato. Invece ho scoperto una persona con una profondità e una grande cura per le parole che sceglieva. È stata una sorpresa, indubbiamente". 

Un libro può rivelare molto più di un'intervista tradizionale?  

"Esattamente. Quando scrivi un libro, gli altri ti giudicano: possono dire che è bello, che è brutto, che potevi farne a meno. Charlotte Casiraghi non era tenuta a sottoporsi a questo giudizio, eppure evidentemente qualcosa dentro di lei l'ha spinta a farlo. Si è cimentata con un libro difficile, nel quale racconta la filosofia ma anche le proprie ferite, un'infanzia segnata dalla morte precoce del padre. Uno scrittore racconta i suoi personaggi, ma racconta anche se stesso. E credo che questo piaccia ai telespettatori". 

Come si fa a convincere un ospite a lasciare da parte le risposte preparate e a raccontarsi davvero?  

"Credo che oggi le persone siano più abituate a raccontare se stesse. C'è chi lo fa con ironia, ed è quello che preferisco, e chi lo fa con intensità. Ma a 'La Biblioteca dei sentimenti' non cerchiamo la rivelazione che fa lo scoop. Se capita, va bene, ma non puntiamo a una televisione strappalacrime, a quella che cerca di dire: ecco, anche lui ha questo vizio terribile. Il nostro compito è raccontare gli scrittori nelle loro diverse nature e, soprattutto, ricordare che in qualsiasi stato d'animo ci si trovi, qualunque sentimento si stia provando in una certa fase della vita, c'è sempre un libro nel quale ci si può specchiare e trovare conforto". 

La lettura come una sorta di terapia?  

"Come un balsamo, direi. Stefania Auci ha raccontato che, quando è morto suo padre, si è immersa nella saga di Harry Potter e ha trovato consolazione. La lettura permette alla mente di appropriarsi delle storie degli altri, e questo può aiutare a lenire le ferite che si hanno in quel momento. È una cosa che ho sempre pensato: i libri possono accompagnarci in tutte le stagioni della vita". 

Lei come riesce a far sì che un ospite abbandoni le risposte preparate e si racconti veramente?  

"Io ascolto". 

Due parole che sembrano racchiudere l'intera filosofia dell'intervista.  

"Abbiamo avuto ospiti che si sono messi in gioco con grande generosità: Stefania Auci, la scienziata Amalia Ercoli Finzi, la cantante Giusy Ferreri, Mauro Corona, che ha scritto un libro molto intenso dedicato alla morte del fratello Felice e nel quale racconta tanto anche di sé. Mi sono piaciuti molto anche Vinicio Marchioni e Andrea Vianello, che si sono raccontati con sincerità e ironia. E poi ci sono personaggi come Laura Morante che, quando si propongono come scrittori e non come attori, hanno forse più cose da raccontare. Un attore tende a raccontarsi restando dentro il personaggio di cui deve parlare in quel momento; quando sei scrittore, invece, ti apri di più". 

Se dovesse scegliere due o tre libri per raccontare le diverse stagioni della sua vita, quali sarebbero?  

"Due sono pochi! Da piccola sono stati importanti 'Piccole donne' e 'Un albero cresce a Brooklyn'. Nel primo mi identificavo in Jo, la ragazza che voleva diventare scrittrice. Io a sei o sette anni volevo fare proprio quello, la scrittrice, e mi riconoscevo completamente in lei. A dodici anni, invece, la mia insegnante di lettere mi diede 'Un albero cresce a Brooklyn', il racconto di una bambina a New York che è stato anche l'inizio del mio amore per gli Stati Uniti, un amore che ho coltivato per tutta la vita e che coltivo ancora. Ho una figlia che vive lì e ci vado quando posso. Poi c'è un altro libro fondamentale, che cito sempre: 'Bel Ami' di Maupassant, che ho letto intorno ai trent'anni. In generale, tutta la letteratura francese di quel periodo è stata molto importante per me". 

Ha intervistato per anni protagonisti della politica e delle istituzioni. Oggi, attraverso i libri, sembra voler indagare soprattutto l'animo umano. È cambiato il mondo che vuole raccontare o il suo modo di guardarlo?  

"In realtà vorrei fare le interviste letterarie ai politici. Sarebbe fichissimo! Perché attraverso i libri che hai letto, fosse anche soltanto il giornalino di Topolino, viene fuori il bambino che sei stato. Non è necessario aver letto grandi classici: va benissimo anche Stevenson o Salgari. Mi piacerebbe chiedere ai politici quarantenni di oggi che cosa leggevano da bambini, se hanno avuto un rapporto con i libri. La mia generazione ha avuto una formazione diversa, anche perché c'era più opportunità di leggere. Io sono cresciuta a Sabaudia, dove c'era una sola libreria, ma avevamo una biblioteca e io prendevo tantissimi libri in prestito. Oggi i ragazzi sono cresciuti con la televisione, i social, il cellulare. Ma non credo che la passione per la lettura sia una questione generazionale: conosco ragazzine pazze per i romance. La lettura può appassionare a qualsiasi età". 

Lei è stata una delle giornaliste che hanno conquistato ruoli importanti in un mondo a lungo dominato dagli uomini. Per le giovani colleghe oggi è davvero più facile affermarsi?  

"Credo che la capacità professionale delle giornaliste sia ormai riconosciuta. La tenacia, la voglia di non mollare, di trovare la notizia: su questo non c'è più nulla da discutere. I problemi, però, restano quelli legati alla gestione delle aspirazioni professionali insieme alla vita personale e familiare. Per me, esattamente come per una giornalista di trent'anni oggi, avere una figlia è stata una prova di forza, di equilibrismo, di acrobazie che non vengono richieste a un giornalista uomo". 

Un equilibrio che ha avuto anche un prezzo personale.  

"Quando facevo la cronaca politica al Corriere della Sera volevo essere allo stesso livello dei miei colleghi maschi, avere le notizie, dare i cosiddetti buchi, essere sempre sul pezzo. Ma questo significava sacrificare delle cose. Il mio tempo era diviso tra il giornale e quello che volevo dedicare a mia figlia, che era piccola. Per anni non ho coltivato amicizie: non c'era proprio lo spazio fisico per farlo. Una volta mia figlia Alice, che aveva undici anni, mi ha detto: 'Mamma, ma tu non hai amiche?'. E io le ho risposto: 'È vero, Alice, hai ragione. Ma dove lo trovo il tempo per uscire con le amiche, se ho mezz'ora e porto te a una festa di bambini e il sabato non ho un minuto libero?'. È una domanda che mi è rimasta impressa". 

Dopo tanti anni di interviste, c'è ancora qualcuno che sogna di incontrare e a cui vorrebbe fare una domanda senza troppi filtri?  

"In questo momento vorrei avere una conversazione franca e spietata con Peter Thiel o Sam Altman. Posso dire anche Dario Amodei, quello di Anthropic. Sono persone con le quali mi piacerebbe confrontarmi". 

Tre protagonisti della rivoluzione tecnologica. E Mark Zuckerberg?  

"Mark Zuckerberg no, perché ho visto il film 'The Social Network' e ho capito che non so quanto sarebbe sincero". 

Quanto della ragazza cresciuta a Sabaudia è rimasto nella donna che è diventata?  

"Quella ragazza sono io. Vado a Sabaudia tantissimo, c'ero anche ieri. Ci portiamo dietro quello che siamo stati da bambini e soprattutto da ragazzini: i nostri dodici, tredici anni ci segnano per sempre. Ovunque io sia, non sono mai completamente di nessun altro posto, perché il mio posto è lì, a Sabaudia. Vivo a Roma, vivo a Milano, raggiungo spesso mio marito a Parigi, ma il luogo che ti appartiene davvero è quello che ti porti dentro per tutta la vita. Sono una ragazza di Sabaudia e questo resterò". 

3 nov 2026

Alessandro Di Battista sul ricovero a Cuba: "Se quell'ambulanza fosse arrivata mezz'ora prima non sarei qui adesso"

(Adnkronos) - "Pensavo sempre ai miei figli, mi ripetevo che ce la dovevo fare per rivederli e questa cosa l'ho fatta". Alessandro Di Battista ripercorre le difficili ore del ricovero e poi dell'operazione al cervello subita a Cuba lo scorso settembre, dopo il malore accusato sull'Isola dove si trovava per girare un reportage.  

Lo fa ricordando quei momento nel corso di una intervista per il podcast di Vox Investigazioni, di cui ha condiviso uno spezzone sui propri canali social. "A me il neurochirurgo cubano mi ha salvato la vita, mi ha operato in condizioni drammatiche in un ospedale senza acqua e luce prendendosi una responsabilità, perché mi doveva aprire la testa per decomprimere il cervello perché la pressione intracranica era alle stelle. Sarei potuto morire per la pressione", racconta. 

 

Poi, aggiunge: "Io praticamente arrivo sulla pista per tornare a Roma con un aereo sanitario per operarmi al Gemelli e in quel momento i valori vanno insomma...la situazione era gravissima. Lì mi dicono che non posso partire ma se quell'ambulanza fosse arrivata mezz'ora prima io sarei partito e se mi fosse successo qualcosa in volo per me non saremmo qui adesso. C'è una mia amica che dice che io funziono bene quindi sono riuscito a funzionare bene anche in un momento così di crisi, cioè sono riuscito a sentirmi male nel momento giusto".  

Infine, ricorda l'operazione: "Hanno chiamato l'ambulanza, mi hanno riportato in ospedale, hanno chiamato chirurghi che erano sperduti per L'Avana, sono arrivati, non so come abbiano sterilizzato gli strumenti perché poi anche questo un problema. Il neurochirurgo ha aperto, mi ha abbassato la pressione intracranica poi ha visto il tumore lì e l'ha tolto. Ha fatto una operazione che al Gemelli mi hanno detto essere stata raffinatissima", conclude.  

3 nov 2026

Polonia, allarme bomba su volo da Londra: chiuso aeroporto di Modlin a Varsavia

3 nov 2026

Chi era Jesus De Miguel, il calciatore morto dopo uno scontro in campo con il portiere avversario

(Adnkronos) - Tragedia nel calcio spagnolo: è morto oggi, martedì 3 novembre, il calciatore Jesus De Miguel. L’attaccante del Tenerife era ricoverato in terapia intensiva dopo il fallo subito dal portiere dell'Andorra in un match della seconda divisione spagnola. De Miguel aveva avuto un arresto cardiocircolatorio dopo essere stato travolto dall'uscita del portiere avversario, Jesus Owono. Il club ha annunciato la sua in mattinata. Aveva 30 anni. 

Chi era Jesus De Miguel? Nato a Madrid il 21 settembre 1996, l'attaccante si era fatto strada nel calcio spagnolo lontano dai riflettori. La sua carriera era iniziata nelle categorie minori, con le esperienze all’Union Adarve, al Fuenlabrada, al Navalcarnero e all’Unionistas de Salamanca. Il vero salto di qualità era arrivato con il Castellon, club al quale si era unito nel gennaio 2023 e con cui aveva trovato continuità dopo anni complicati. 

De Miguel era stato tra gli uomini chiave della promozione in Segunda Division, trascinando la squadra a suon di gol. Nel campionato 2023/24 aveva realizzato 16 reti, diventando il miglior marcatore del proprio raggruppamento di Primera Federacion. Un rendimento che gli aveva permesso anche di conquistare il riconoscimento dell’Afe, l’Associazione dei calciatori spagnoli, come miglior giocatore del Gruppo II. 

Dopo aver collezionato 88 presenze e 25 gol con il Castellon, De Miguel era approdato al Tenerife nell’estate 2025. Anche alle Canarie si era rivelato decisivo, contribuendo alla promozione in Segunda Division con 11 reti e raggiungendo così il terzo salto di categoria della carriera. Dopo un’estate condizionata dalla pubalgia, è tornato in campo riprendendosi il suo spazio e ieri, lunedì 2 novembre, è stato colpito da un arresto cardiaco in seguito a uno scontro con il portiere Jesus Owono durante Tenerife-Andorra. Uno scontro fatale.  

3 nov 2026

Terremoto in Colombia, scossa di magnitudo 5.5 nell'ovest

3 nov 2026

Paolo Belli, l'annuncio sui social dopo l'incidente mortale: "Torno a fare il mio lavoro senza dimenticare nulla"

(Adnkronos) - "Dopo quello che è accaduto ho scelto di rimanere in silenzio per rispetto e deciso di sospendere tutte le mie attività artistiche e professionali. Quello che voglio dirvi con questo video è che ho deciso di tornare a fare il mio lavoro". A parlare è Paolo Belli che in un video pubblicato sulla propria pagina Instagram e X ha annunciato che è pronto a tornare al lavoro dopo aver sospeso tutti gli impegni artistici a seguito del grave incidente in bicicletta dello scorso luglio, nel quale aveva perso la vita un uomo.  

 

Lo storico volto di Ballando con le Stelle - dopo una lunga pausa anche dai social - ha deciso così di farsi vedere e annunciare il suo ritorno. "Però prima vorrei ringraziare tutti voi per il grande affetto che mi avete dimostrato in questi mesi con le vostre parole, i vostri pensieri o anche un semplice saluto per la strada - ha aggiunto -. Ripartire lo devo a tutti voi e a chi lavora insieme a me. Sicuramente lo farò con uno stato d'animo diverso senza dimenticare nulla anche quando mi vedrete sorridere e cantare. Ci vediamo presto in giro. Ciao a tutti", ha concluso.  

La vita di Paolo Belli ha subito una piega inaspettata dopo il 13 luglio 202 quando - mentre si trovava in bicicletta - si è verificato un incidente a Campagnola Emilia, in provincia di Reggio Emilia, nel quale era rimasto coinvolto in uno scontro con un pedone, Alessandro Magnani, 41 anni, che aveva perso la vita. Ora è pronto a tornare sul palco insieme alla sua Big Band con una serie di concerti in tutta Italia a partire da dicembre e non solo.  

3 nov 2026

Cragnotti: "Questa Lazio somiglia a quella di Zeman. E con i tifosi allo stadio andrebbe ancora più forte"

(Adnkronos) - "Ho deciso con mio figlio Massimo di andare proprio perché si era creata questa opportunità. Dopo la sconfitta dell’Inter nel derby c’era la possibilità di salutare la Lazio capolista solitaria e noi volevamo esserci". Sergio Cragnotti, storico presidente della Lazio del secondo scudetto, nel 2000, ha spiegato così - in un'intervista alla Gazzetta dello Sport - la sua presenza allo stadio Olimpico nell'ultimo turno di campionato contro il Cagliari.  

Cragnotti, che ha guidato la Lazio dal 1992 al 2003, ricoprendo il ruolo di presidente nel biennio 1992-1994 e tra il 1998 e il 2003 (tra il 1994 e il 1998, la carica presidenziale era stata ricoperta da Dino Zoff), ha aggiunto: "La squadra era un po’ stanca per il terzo impegno in otto giorni, soprattutto in alcuni elementi. E il Cagliari è stato un avversario che si è difeso molto bene. Non era semplice vincere. Il fatto che la squadra di Gattuso, più con il cuore che con il gioco, ci sia riuscita è un altro merito che si aggiunge alle tante cose buone fatte in queste prime dieci giornate".  

L'ex numero uno del club biancoceleste vede alcune analogie tra la squadra di Gattuso e la Lazio di Zeman: "Noto delle analogie. Più che altro per il modo di stare in campo, per quella voglia di attaccare sempre e di segnare. Poi è chiaro che le epoche sono diverse. Negli anni 90 in Serie A c’erano i più grandi campioni internazionali. Oggi purtroppo la situazione è cambiata". Sulle ambizioni della squadra di Gattuso, l'ex presidente e chiaro: "Credo che la vera differenza la stia facendo lo spirito di rivalsa che anima molti giocatori e il tecnico Gattuso. La società, nelle persone del presidente Lotito e del ds Fabiani, è stata molto brava a individuare gli elementi giusti anche sotto questo profilo". 

Cragnotti torna poi sulla contestazione dei tifosi, ancora assenti allo stadio: "È una cosa che non capisco e che mi trova in totale disaccordo. Le contestazioni vanno sempre accettate, non discuto questo. Ma, se proprio le si vuole fare, che le si faccia in altre sedi, non allo stadio. Così facendo questa protesta diventa deleteria perché lascia sola una squadra che invece meriterebbe tutto l’affetto e il tributo del suo popolo. Domenica con il Cagliari c’era un po’ più di gente, ma Gattuso e i suoi ragazzi meriterebbero un Olimpico pieno. Le contestazioni nei confronti dei presidenti fanno parte del calcio, anch’io ne ho subite tante e anche molto dure, a cominciare da quella per la cessione di Signori al Parma (poi revocata). Ma lo stadio non è mai stato lasciato vuoto e anche adesso non dovrebbe accadere. Con il pubblico sugli spalti questa Lazio andrebbe ancora più forte".  

3 nov 2026

Elementi totali: 20
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