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Stati generali dell'educazione e della prevenzione, alla Camera incontro per dare risposta comune al disagio giovanile

(Adnkronos) - Parlamento, autorità, magistratura, forze dell’ordine, sport e Terzo settore si sono ritrovati ieri alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina, per gli Stati generali dell’educazione e della prevenzione. L’iniziativa, promossa da Enzo Amich, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica, insieme all’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile e con il supporto organizzativo di Bistoncini Partners, ha la finalità di superare la frammentazione degli interventi e costruire una risposta comune e tempestiva al disagio dei più giovani. I lavori si sono articolati in due panel: il primo dedicato a cyberbullismo, sicurezza digitale e disagio giovanile, il secondo al ruolo educativo dello sport come presidio di rispetto e inclusione. In apertura, Enzo Amich, promotore dell’iniziativa, ha legato il tema del bullismo al cambiamento del mondo in cui i ragazzi crescono: "Oggi bullismo, isolamento e fragilità passano soprattutto dagli spazi digitali, dove nessuno da solo può arrivare. Per questo abbiamo voluto riunire in questa sala tutti i livelli di responsabilità, dalla scuola allo sport, dalle forze dell’ordine alla magistratura. Non basta più intervenire quando il danno è fatto: dobbiamo arrivare prima". Un lavoro di rete che, ha proseguito Amich, trova nell’Osservatorio un punto di riferimento: "L’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile è impegnato ogni giorno nel creare occasioni di confronto e nel costruire una rete tra tutti gli attori che contribuiscono alla prevenzione del bullismo e del disagio giovanile. Sono lieto di sostenere questa realtà e mi auguro che la politica sappia fare altrettanto nei prossimi anni, perché il contrasto al bullismo e al disagio giovanile non ha colori politici". 

Un’esigenza, quella di costruire una risposta comune e tempestiva, che Simonetta Matone, componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, ha ripercorso con la propria esperienza nella magistratura minorile: "Quando mi occupavo dei procedimenti minorili, i casi di bullismo che arrivavano all’attenzione del pubblico ministero erano estremamente isolati. Oggi, con i social, è diventata una vera e propria emergenza nazionale: episodi di pestaggi vengono filmati e pubblicati online. Gli strumenti per intervenire esistono: i provvedimenti a partire dal decreto Caivano hanno ampliato il ruolo della Procura minorile, anche nei confronti dei minori non imputabili, coinvolgendo genitori e servizi sociali in percorsi progressivi di recupero. Ma la risposta deve essere immediata, anche sanzionatoria, perché la punizione ha una valenza rieducativa. La consapevolezza dell’impunità costituisce il magma su cui il bullo prospera. Il bullo è convinto che non gli accadrà nulla". Il punto di partenza del confronto è stato il Rapporto 2026 dell’Osservatorio, 'Connessi a tutto. Soli dentro.', che racconta una generazione in cui il disagio si fa sempre meno visibile e sempre più profondo. Il 37,79% degli adolescenti è stato vittima diretta di prevaricazioni nell’ultimo anno, ma il bullismo colpisce sempre meno con la violenza fisica e sempre più con l’esclusione. Il 41,27% vive l’ansia di 'non essere abbastanza' e il 30,21% prova spesso vergogna per il proprio corpo. Il 40,90% si sente 'spento' come condizione quotidiana, il 24,30% pensa regolarmente che gli altri starebbero meglio senza di lui e il 19% ha avuto pensieri autolesivi o di rinuncia alla vita. A questo si aggiunge la fatica di trovare ascolto: il 47,47% trova difficile chiedere aiuto e il 42,96% sente genitori, docenti e allenatori lontani dal proprio mondo.  

"Il problema non è solo il disagio giovanile, ma il disagio non raccontato -, ha spiegato Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile - Rispetto allo scorso anno il malessere nasce meno dal bullismo esplicito e più da una fragilità emotiva che i ragazzi vivono in silenzio. Il gruppo che più ci preoccupa è quello degli 'affaticati silenziosi': circa quattro su dieci, studiano, sorridono, rispondono, ma dentro nascondono ansia e vuoto. Ciò che oggi non si vede rischia di diventare l’emergenza clinica di domani. Per raggiungerli dobbiamo partire dai luoghi in cui i ragazzi stanno bene, e lo sport è uno di questi: non è un’attività accessoria, è un presidio di salute psicologica e va riconosciuto come tale. Con la Maratona del Rispetto abbiamo attraversato l’Italia per ascoltarli, e oggi portiamo la loro voce in Parlamento, perché il silenzio non diventi un sintomo". Gran parte di quel silenzio si consuma online. Il 52,35% dei ragazzi ammette che i social condizionano direttamente i propri pensieri e comportamenti, il 43,90% controlla lo smartphone in modo compulsivo, il 35,64% incontra spesso contenuti violenti o traumatici e il 30,96% sente che l’intelligenza artificiale lo capisce meglio delle persone reali. È il tema su cui si è soffermato Marco Ludovico, direttore della Comunicazione e Rapporti Istituzionali dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: "La sicurezza digitale è prima di tutto una questione culturale. Non si tratta di vietare il digitale ai ragazzi, ma di insegnare loro a usarlo e a riconoscerne i rischi, insieme alle famiglie e alla scuola. La consapevolezza è la prima forma di protezione". Il rapporto indica però anche dove si trovano le risorse su cui costruire. Il 71,48% dei ragazzi riconosce almeno una figura guida positiva nella propria vita, il 68,67% aiuta attivamente un amico in difficoltà e il 63,97% trova nello sport e nelle attività artistiche fiducia, equilibrio e senso di appartenenza.  

 

Sulla responsabilità delle piattaforme si è concentrato il Stefano Epifani, direttore del Comitato scientifico dell’Intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica: "Le piattaforme non si limitano a ospitare contenuti: attraverso i loro algoritmi decidono quali comportamenti premiare. E quando il criterio è massimizzare le interazioni, a essere premiati sono spesso indignazione, ostilità e conflitto. Non basta contrastare l’odio online se poi i sistemi di raccomandazione continuano ad amplificare i contenuti divisivi: l’attenzione degli utenti è una risorsa economica e l’engagement alimenta il modello di business di molte piattaforme. Il Parlamento europeo, con la risoluzione del 26 novembre 2025, ha chiesto di vietare per i minori i sistemi di raccomandazione basati sull’engagement e le pratiche più dannose che creano dipendenza. Nel settembre 2026 la Commissione ha presentato l’Eu Kids Act, che interviene proprio su questi meccanismi. Ora la questione è trasformare quelle proposte in obblighi concreti e garantirne l’effettiva applicazione".  

Sul versante della prevenzione, Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ha richiamato le attività di sensibilizzazione rivolte ai giovani e la necessità di sostenere le famiglie nell’accompagnamento digitale: "Da tempo abbiamo deciso che la prevenzione non passa soltanto attraverso il monitoraggio di ciò che avviene in rete, ma anche attraverso l’informazione. Ogni anno incontriamo quasi mezzo milione di studenti e, a fronte dei recenti episodi di violenza nelle scuole, in appena due settimane ne abbiamo incontrati quasi 100.000. Parlare ai ragazzi, sensibilizzarli e costruire con loro un modo corretto di approcciare le nuove tecnologie è essenziale. Ma c’è bisogno anche di regole più chiare e semplici, che aiutino i genitori a esercitare un ruolo di controllo e accompagnamento. Le famiglie spesso non hanno le competenze per comprendere quanto la dimensione virtuale sia diventata importante nella vita dei figli. Su questo bisogna lavorare, attraverso un patto che coinvolga l’intera società". 

Infine, allo sport è dedicato anche 'Oltre la medaglia', il documentario realizzato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile in collaborazione con Unicef Italia e presentato durante l’evento. Il film dà voce ai campioni olimpici per parlare ai giovani: racconta il rispetto attraverso le storie di grandi sportivi italiani, fatte di cadute, fragilità e ripartenze, e mostra come dietro ogni medaglia ci siano la fatica, la paura di sbagliare e il bisogno di qualcuno che sappia ascoltare. Con testimonianze autentiche e riflessioni condivise, il documentario si rivolge a ragazzi, famiglie e scuole, e ricorda l’importanza dell’ascolto, dell’inclusione e della responsabilità educativa. 

3 nov 2026

Usa, bambino muore di morbillo a New York: primo caso in 30 anni

3 nov 2026

Scontro con il portiere avversario, attaccante in terapia intensiva: "Condizioni peggiorano"

3 nov 2026

Iran, Usa colpiscono isola di Qesham. Trump: "Potremmo dover attaccare Fordo"

(Adnkronos) - Dopo gli attacchi sull'isola di Qeshm in Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un'intervista a Fox News che "potremmo dover colpire Fordo (sede del principale e più protetto impianto sotterraneo iraniano per l'arricchimento dell'uranio, ndr), non è un problema". Secondo il tycoon, gli Stati Uniti possono farlo "entro un'ora e in qualsiasi momento vogliano". Ha aggiunto: "L'Iran non è in una buona posizione per negoziare. Questa non è una guerra, è una guerra molto leggera". 

Gli Stati Uniti hanno colpito l'isola iraniana di Qeshm, nello stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, proprio mentre Trump si era mostrato, poco prima, ottimista riguardo ai negoziati con Teheran. L'attacco è avvenuto alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.  

Secondo quanto riferito al Wall Street Journal da funzionari statunitensi che hanno richiesto l'anonimato, l'azione rientra in una serie di attacchi limitati condotti da Washington contro l'Iran nelle ultime settimane. Stando a uno di questi funzionari, l'esercito americano sta cercando di mantenere segreti tali attacchi, per evitare che si possa pensare a una volontà degli Stati Uniti di riprendere operazioni militari su larga scala. L'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna aveva precedentemente riferito di cinque esplosioni udite sull'isola di Qeshm, aggiungendo che alcuni abitanti avrebbero avvistato due velivoli nel cielo. Interpellato dall'Afp, il Pentagono ha rimandato al comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom), che non ha fornito una risposta immediata. 

Fordow, si legge sul sito della Treccani, non è solo un impianto. È un simbolo. Costruito in segreto a partire dal 2006 in una base militare delle dismessa, il sito è venuto alla luce solo nel 2009, quando i servizi segreti statunitensi ne hanno scoperto l’esistenza e hanno capito che il nucleare iraniano non avrebbe avuto soltanto scopi civili. Da allora, è sorvegliato speciale. E per buone ragioni: nel 2023, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha rilevato tracce di uranio arricchito tra il 60% e l’83%. Una soglia prossima al raggiungimento dell’arma atomica. L'impianto ha una funzione specifica nel ciclo nucleare: ospita le cosiddette 'centrifughe' che arricchiscono l'uranio, un processo che separa l'isotopo uranio-235 dall'uranio-238 comune che si trova in natura. 

L'Iran ha presentato agli Stati Uniti, tramite i mediatori del Qatar, un "piano di due giorni" per la de-escalation. E' quanto ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "Il primo giorno gli Stati Uniti attueranno una serie di misure e il secondo giorno lo Stretto di Hormuz verrà riaperto e il transito tornerà alla normalità", ha dichiarato Araghchi illustrando il piano e spiegando che la riapertura di Hormuz è subordinata all'accettazione da parte di Washington delle condizioni poste da Teheran. ''Ora tutto dipende da quanto Washington sarà razionale'', ha dichiarato. 

''Le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz sono assolutamente chiare e trasparenti. Se queste condizioni saranno accettate, lo Stretto di Hormuz sarà riaperto e i negoziati riprenderanno. Altrimenti, la situazione attuale continuerà e l'Iran non farà passi indietro'', ha detto Araghchi. "Se sceglieranno la diplomazia onesta, siamo pronti a collaborare, ma se intendono ingannare o condurre operazioni militari, vedranno una risposta più dura e pesante di prima'', ha affermato il capo della diplomazia iraniana. 

3 nov 2026

Grande Fratello Vip, cosa è successo nella puntata di ieri 2 novembre: chi è stato eliminato

(Adnkronos) - Quindicesima puntata ieri, lunedì 2 novembre, del Grande Fratello Vip 2026. A lasciare la casa è stato Jonathan Kashanian. E mentre Alex Belli ha scelto di isolarsi dai compagni, dando vita al suo personale grande oblio, momenti di tenerezza e commozione sono arrivati grazie al ritorno di amori di gioventù e sorprese familiari.  

Dopo gli ultimi scontri, Alex Belli - che ha potuto riabbracciare la moglie Delia - ha deciso di prendere le distanze dagli altri concorrenti, rifugiandosi in piscina: c’è chi pensa che sia solo un altro modo per attirare l'attenzione.  

A tenere banco è stata anche la scelta di Jonathan Kashanian, durante la catena di salvataggio, di salvare Megan Ria anziché Alessandro Varsi. Una scelta che ha suscitato non poche polemiche che non hanno comunque risparmiato il concorrente, finito al televoto. E il pubblico alla fine ha deciso che fosse lui a dover lasciare la Casa. Prima di scoprire il verdetto del televoto, Ilary Blasi ha aperto il collegamento con la Casa e invitato tutti e sei i vip a recarsi all'interno della Nuvola per scambiare alcune chiacchiere con loro. Curiosa di scoprire il loro parere, ha chiesto a ciascuno di loro di fare il nome di chi vorrebbe vedere fuori dalla Casa. 

Tra le sorprese più emozionanti della settimana c'è stata quella riservata a Carmen Di Pietro, che ha trascorso una notte in Suite con Luigi, il suo primo fidanzato, conosciuto quando aveva 15 anni.  

Chi sono i VIP in Nomination? 

Valeria Marini, Alex Belli, Giulia Provvedi e Andreas Müller sono i VIP in Nomination. Chi di loro dovrà abbandonare la Casa di Grande Fratello VIP? 

3 nov 2026

Attacchi hacker a supermercati in Italia, oggi vertice urgente a Palazzo Chigi

(Adnkronos) - Si terrà oggi, martedì 3 novembre alle 11.30 a Palazzo Chigi, una riunione per fare il punto sull’ondata di attacchi hacker che hanno colpito in Italia e in Europa i sistemi di refrigerazione commerciale. A coordinarla il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Parteciperanno il direttore dell’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale e i direttori delle Agenzie di intelligence. 

Dopo l'Europa, gli hacker hanno colpito anche i supermercati in Italia. Guasti si sono registrati in Sicilia, in sei punti vendita, ma segnalazioni sono arrivate anche da un'azienda toscana, operante nella ristorazione collettiva, e da una dell'Emilia Romagna, attiva nella produzione dei surgelati. "Abbiamo avuto la conferma che si tratta di un attacco hacker in almeno quattro supermercati Coop in Sicilia" ha detto all'Adnkronos Giuseppe Spadaro, direttore generale del gruppo Coop Radenza, che gestisce supermercati a marchio Coop in Sicilia. "La situazione è al momento sotto controllo, posso confermare che abbiamo avuto degli attacchi, ma il problema è stato già circoscritto. Abbiamo appurato che sono stati attacchi che stiamo gestendo con gli organi di controllo. Abbiamo avviato i protocolli con l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn)".  

"Abbiamo fatto un check per verificare l’andamento della situazione, per ora è tutto tranquillo, non registriamo anomalie nel sistema di refrigerazione" hanno spiegato, poi, da Coop all'Adnkronos dopo alcuni episodi in Sicilia, in supermercati di una catena che lavora in franchising con il marchio Coop, al di fuori della rete di gestione diretta del marchio. "Il nostro istituto interno che si occupa di progettazione, gestione e funzionamento dei punti vendita - un pool di architetti e ingegneri - sta monitorando i sistemi di controllo della rete Coop, sistemi evoluti che ci consentono di tenere sotto controllo tutto quello che può succedere. Sono ragionevolmente tranquilli, confortati dalla disponibilità di questi sistemi di controllo adeguati". 

La notizia è arrivata, dopo che sono stati colpiti centri commerciali in mezza Europa. In Belgio, Svezia, Lussemburgo, Olanda, Finlandia, Irlanda ed Estonia, alterando da remoto le temperature degli impianti di refrigerazione che sono arrivati anche a toccare i 50 gradi.  

In particolare l'agenzia per la Cybersicurezza nazionale ha lanciato un'allerta agli operatori della grande distribuzione, della logistica alimentare e della filiera del freddo, dopo gli attacchi informatici che hanno colpito aziende di diversi Paesi europei. L'agenzia invita le imprese a verificare con urgenza l'eventuale esposizione online dei sistemi di controllo, teleassistenza e a isolarli dalle reti aziendali. 

Tra le misure raccomandate il rafforzamento degli accessi remoti tramite Vpn e autenticazione multifattore, il controllo degli account privilegiati e l'aggiornamento dei dispositivi non più supportati. "Al momento Acn ha ricevuto una notifica Nis di incidente da parte di un'azienda toscana operante nel settore della ristorazione collettiva e ha rilevato un attacco, non ancora notificato, ai danni di un'impresa emiliana della produzione di surgelati", spiega l'Agenzia, che ha intensificato i monitoraggi per individuare eventuali ulteriori casi. 

A quanto apprende l’Adnkronos il Copasir è pronto a chiedere informazioni al governo, dopo le notizie degli attacchi informatici che stanno interessando i sistemi della catena del freddo di numerosi operatori in diversi Paesi europei. Domani, alle 14, era già prevista la seduta del Comitato con all’ordine del giorno l’audizione del direttore dell’Agenzia Informazioni per la Sicurezza Interna (Aisi), Bruno Valensise. Sarà, quindi, l’occasione per riunirsi e chiedere all’esecutivo aggiornamenti sulla situazione. Tra l’altro per il giorno successivo, mercoledì 4 novembre alle 13.30, era già in calendario davanti al Copasir l’audizione del direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), Andrea Quacivi: sarà senz’altro la sede per avere ulteriori informazioni. 

3 nov 2026

Pasolini, la riapertura del caso dopo 51 anni di misteri: dal massacro all'Idroscalo alle piste mai chiarite

(Adnkronos) - E' la mattina del 2 novembre 1975 quando una donna, che si trova a passare sul lungomare di Ostia, vede in via dell’Idroscalo un cadavere disteso su una strada accidentata. E' un uomo completamente sfigurato. Si scoprirà solo qualche ora dopo che si tratta di Pier Paolo Pasolini. L'intellettuale, 53 anni, nato a Bologna il 5 marzo 1922, ha fatto una fine atroce. Il riconoscimento della salma del poeta, scrittore e regista toccherà a Ninetto Davoli, giovane attore scoperto dallo stesso Pasolini. 

Sul corpo gli investigatori trovano evidenti segni di pneumatici di un’auto, con la quale qualcuno era passato sul corpo di Pasolini. Un’auto che risulterà poi essere quella dello scrittore. Il cadavere dell’intellettuale presenta ferite alla testa e al torace. La faccia è deformata dal gonfiore, nera di lividi. Le dita della mano sinistra fratturate e tagliate. La mascella sinistra fratturata. Il naso appiattito e deviato verso destra. Le orecchie tagliate a metà, e quella sinistra strappata via. Pasolini è stato vittima di un’aggressione, risulta subito evidente. 

Secondo il referto del medico legale, la morte è sopraggiunta per lo sfondamento del petto all’altezza del cuore, dopo che era già in atto un’emorragia cerebrale provocata dalle percosse inferte alla vittima. Nell’area circostante vengono trovati i resti di alcuni attrezzi usati per il pestaggio: un paletto ed una tavoletta di legno, macchiati di sangue, la camicia dello scrittore (anch’essa imbrattata di sangue), ciocche di capelli e altro. Alcuni reperti vengono scoperti a 90 metri dal corpo. Nel corso della notte, la stessa in cui viene barbaramente assassinato il poeta delle "Ceneri di Gramsci", i carabinieri fermano Giuseppe Pelosi, un giovane di 17 anni, detto ‘Pino la rana’, alla guida di un'Alfa 2000 Gt rubata, che poi risulterà di proprietà di Pasolini, la stessa con quale qualcuno aveva posto fine alla sua vita. Pelosi viene portato in caserma. Interrogato dai carabinieri, il giovane ammette il furto e fa cenno ad un anello di sua proprietà, che gli investigatori hanno trovato vicino al corpo di Pasolini. Arrestato il 2 novembre, Pelosi viene accusato di furto d’auto, ma in carcere si vanta subito, con un compagno di cella, di essere stato in realtà lui ad uccidere Pasolini. 

Con il ritrovamento del cadavere e di fronte all’evidenza dei fatti, Pelosi il giorno stesso confessa l’omicidio. Il giovane dichiara di aver incontrato Pasolini la notte del 1° novembre presso la stazione Termini. Di essere salito in auto con lo scrittore e dopo una cena in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo, passata la mezzanotte, di aver raggiunto il luogo dove poi era stato trovato il corpo.  

Lì Pelosi, come riferisce agli inquirenti, avrebbe sulle prime accettato e poi rifiutato di avere un rapporto sessuale con lo scrittore. Sceso dall’auto, racconta durante l’interrogatorio di essere stato inseguito da Pasolini, che vistosi respinto avrebbe reagito violentemente colpendolo con un bastone. A questo punto, secondo Pelosi, sarebbe scattata la sua reazione violenta. Il percorso processuale della vicenda è relativamente veloce. La sentenza di primo grado è datata 26 aprile 1976, quella d’appello è del 4 dicembre 1976. La Corte di Cassazione si esprimerà in modo definitivo il 26 aprile 1979: Pelosi se la cava con una condanna a nove anni. Ne sconterà soltanto sette, uscendo in semilibertà.  

Poi, dopo 30 anni, Pelosi clamorosamente cambia versione dei fatti. E al programma Rai 'Ombre sul giallo’, andato in onda nel maggio 2005, Pino ‘la rana’ stavolta afferma: "Non fui io ad uccidere Pasolini", rilanciando una pista investigativa mai battuta fino in fondo ma ipotizzata più volte: la possibilità che Pasolini sia stato massacrato da un gruppo di picchiatori, che volevano "dargli una lezione". Ma perché Pelosi lo fa con tanto ritardo? ‘’Perchè -dirà - sono solo, non ho più famiglia, i miei sono morti. Ho 46 anni e pago per sempre quell’omicidio. E poi perché queste persone saranno morte, probabilmente’’. 

Il caso viene riaperto dalla Procura di Roma, ma dopo soli 5 mesi la magistratura scrive nuovamente la parola ‘fine’ sul delitto. A disporre l’archiviazione è il giudice dell’udienza preliminare, che accoglie la richiesta fatta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni al quale l’indagine era stata affidata anche in seguito all’esposto fatto sulla vicenda dall’avvocato Nino Marazzita, che ha sempre rappresentato nelle inchieste scaturite dal delitto i familiari di Pier Paolo Pasolini. Prima di giungere alla richiesta di archiviazione il procuratore Ormanni aveva interrogato diverse persone indicate dallo stesso Marazzita nella denuncia, anche nel tentativo di dimostrare, come ha sostenuto Pelosi, che quello di Pasolini fosse stato un delitto di gruppo. Tesi peraltro già prospettata all’inizio della vicenda dalla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci.  

A rilanciare la richiesta di approfondire la vicenda è stato poi l'avvocato Stefano Maccioni, che già nel marzo 2009 aveva presentato una prima istanza per la riapertura delle indagini. Una battaglia portata avanti negli anni sia sul piano giudiziario sia su quello politico, con la richiesta di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta per ricostruire quanto accaduto e verificare le numerose piste emerse nel corso del tempo. Il caso era stato archiviato nel 2015, dopo che le nuove indagini non avevano prodotto elementi sufficienti a modificare il quadro giudiziario. Tra gli elementi acquisiti erano emerse alcune tracce di Dna sugli abiti di Pasolini, ma la loro attribuzione era risultata impossibile, così come la possibilità di stabilire se fossero riconducibili alla sera dell'omicidio o a circostanze precedenti. 

A riaprire interrogativi sulla ricostruzione ufficiale era stata soprattutto la ritrattazione di Giuseppe Pelosi. Nel 2008 aveva riferito anche di una presunta aggressione compiuta da tre uomini, arrivati a bordo di un'automobile e caratterizzati, secondo il suo racconto, da un accento calabrese o siciliano. Un'altra circostanza rimasta senza adeguato approfondimento riguarda una lettera anonima arrivata alle autorità, nella quale si segnalava che l'automobile di Pasolini sarebbe stata seguita, la sera del delitto, da una Fiat 1300 con targa di Catania. Nonostante fossero state indicate alcune cifre della targa, non sarebbe mai stata effettuata una verifica presso il Pubblico registro automobilistico. Ulteriori elementi erano emersi dalle testimonianze dei proprietari della trattoria 'Biondo Tevere', dove Pasolini aveva cenato prima di recarsi all'Idroscalo. I due avevano descritto il giovane che accompagnava il poeta come una persona alta almeno un metro e settanta, con capelli lunghi e biondi pettinati all'indietro. Una descrizione che non corrispondeva alle caratteristiche fisiche di Pelosi, più basso e con capelli neri e ricci. Gli elementi erano stati ripresi da Maccioni e dalla criminologa Simona Ruffini nell'ambito delle iniziative per ottenere nuovi accertamenti. 

Tra le piste investigative figurava anche quella legata alla scomparsa di alcune pellicole originali di 'Salò o le 120 giornate di Sodoma', l'ultimo film di Pasolini. L'ipotesi è che il regista si fosse recato all'Idroscalo proprio per recuperare il materiale cinematografico sottratto. Una possibilità richiamata anche in una relazione della Commissione parlamentare Antimafia della XVIII legislatura, pur in assenza di prove definitive. 

Non meno controversa è la pista che collega l'omicidio ai contenuti di 'Petrolio', il romanzo-inchiesta al quale Pasolini stava lavorando prima di morire e pubblicato postumo nel 1992. Nell'opera lo scrittore si occupava dei rapporti di potere nel settore petrolifero italiano, delle vicende legate alla morte di Enrico Mattei, presidente di Eni, ed Eugenio Cefis, presidente di Eni e poi di Montedison, e di possibili intrecci tra economia, politica e strategie internazionali. Secondo alcune ricostruzioni, proprio le ricerche e le rivelazioni alle quali Pasolini stava lavorando potrebbero averlo esposto a interessi e ambienti particolarmente pericolosi. Si tratta, tuttavia, di ipotesi mai dimostrate in sede giudiziaria. 

Nel corso degli anni non sono mancati gli interventi istituzionali. Nel 2010 Walter Veltroni aveva scritto all'allora ministro della Giustizia Angelino Alfano chiedendo la riapertura del caso e sottolineando il contesto storico in cui era maturato l'omicidio, segnato dalle stragi e dalle trame della strategia della tensione. Nel 2016 i parlamentari Serena Pellegrino e Paolo Bolognesi avevano presentato due proposte di legge per istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta, sostenute anche da una petizione che aveva raccolto circa 11mila firme. L'iniziativa aveva ottenuto l'adesione di esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Dario Fo, Dacia Maraini e Massimo Ranieri, interprete di Pasolini nel film 'La macchinazione'. Nel 2023 anche la senatrice Ilaria Cucchi aveva avanzato una nuova richiesta al Senato, senza però riuscire a ottenere l'istituzione della Commissione. 

 

3 nov 2026

Caldo estremo, energy drink, traffico e sonno disturbato: i nuovi nemici del cuore

(Adnkronos) - Il caldo estremo sperimentato dalla popolazione in ondate che stanno diventando sempre più frequenti in diverse Parti del mondo. Le bevande energetiche e i prodotti stimolanti, ormai, ultra diffusi soprattutto fra i giovani under35. Gli alti e bassi sull'orario e la durata del sonno legati al lavoro e ai frenetici tempi moderni, e persino il traffico e il rumore di treni e aerei. I nemici del cuore si nascondono anche nelle situazioni più insospettabili e nuove insidie si stanno facendo largo negli ultimi anni. A fare il punto sono stati i cardiologi della società scientifica American Heart Association che discuteranno gli studi più recenti nei prossimi giorni a Chicago dove sono in programma le Sessioni scientifiche 2026.  

 

In uno dei lavori sotto i riflettori (sarà presentato al Simposio di Scienze della rianimazione) si affronta il nodo dell'effetto climate change. Si tratta di una nuova ricerca preliminare indipendente che segnala come, con l'aumento delle temperature giornaliere sopra i 32 gradi negli Stati Uniti, sia aumentato anche il tasso di ricoveri per arresto cardiaco extraospedaliero (Ohca) nelle unità di Terapia intensiva. Nel dettaglio, rispetto ai giorni in cui le temperature si fermavano a 29 gradi (85 gradi Fahrenheit), i ricoveri per Ohca erano superiori del 45% quando la colonnina saliva sopra i 32 gradi avvicinandosi a 33 (91 Fahrenheit), e del 102% quando si superavano i 36 gradi (98 gradi Fahrenheit). Tuttavia, dicono gli autori, il caldo non sembra aver influenzato gli esiti complessivi dei ricoverati sotto ondate di calore rispetto ad altri periodi. Anche i decessi e la durata dell'ospedalizzazione sono rimasti pressoché invariati. "Gli effetti non si esauriscono con l'arrivo dell'ambulanza in ospedale. I risultati mostrano che il caldo è associato a un maggior numero di ricoveri per arresto cardiaco e a una maggiore necessità di interventi di terapia intensiva avanzata, che possono mettere a dura prova la già limitata capacità delle unità di terapia intensiva", commenta il ricercatore Peter Graffy dell'Università di Chicago, ricordando che "le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense, causando un ulteriore sovraccarico per le comunità e i servizi di emergenza, nonché per gli ospedali che devono far fronte all'afflusso di malattie legate al clima". 

 

Il caldo non è però l'unico fattore in gioco. Mantenere un ritmo sonno-veglia regolare potrebbe essere un fattore importante per proteggere il cuore, evidenziano gli autori di un'altra ricerca preliminare indipendente che verrà presentata nelle Sessioni scientifiche. Mentre i continui alti e bassi nell'orario e nella durata del riposo hanno un impatto negativo. Gli autori hanno analizzato oltre 1 milione di notti di sonno di oltre 10mila adulti che hanno indossato un dispositivo di monitoraggio dell'attività fisica nell'ambito del programma di ricerca 'All of Us' dei National Institutes of Health (Nih). Dalla ricerca è emerso che avere orari di sonno molto irregolari o una durata del sonno variabile da una notte all'altra è collegato a un rischio maggiore di infarto, ictus, insufficienza cardiaca e altri eventi cardiovascolari. Nel dettaglio, le variazioni nell'orario del sonno da una notte all'altra, nell'arco di circa 6 mesi, sono state associate a un rischio maggiore del 20-23% di eventi cardiaci gravi, tra cui infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Ogni aumento di 29 minuti nella variazione della durata del sonno da una notte all'altra è stato associato a un rischio maggiore del 24% di eventi cardiovascolari combinati, tra cui un rischio maggiore del 29% di sviluppare una malattia del muscolo cardiaco, che impedisce al cuore di pompare abbastanza sangue in tutto il corpo, e un rischio maggiore del 20% di insufficienza cardiaca. Un maggior numero di cicli di sonno completi ogni notte è stato associato a un rischio inferiore del 28% di aritmia atriale e un ciclo del sonno insolitamente lungo è stato collegato a un rischio maggiore del 55% di infarto o ictus. La mancanza di regolarità del sonno è stata collegata a una gamma di patologie cardiache più ampia del previsto, fa notare Nguyen Minh Tuan Viet, neuroscienziato del Boston Children's Hospital e della Harvard Medical School. "L'irregolarità è spesso dovuta al fine settimana (il venerdì sera andiamo a dormire un po' più tardi), oppure al lavoro su turni - evidenzia Viet - A volte la qualità del sonno è qualcosa che non possiamo controllare. Ma alcuni possono intervenire sulla regolarità, ovvero andare a letto sempre alla stessa ora durante la settimana e svegliarsi sempre alla stessa ora ogni mattina". 

 

Ci sono, poi, rischi che impattano di più sui giovani. Un'altra ricerca che sarà presentata all'evento di Chicago accende un faro sulle bevande energetiche e gli integratori stimolanti contenenti caffeina. Da una revisione di oltre 28mila segnalazioni di eventi avversi pervenute alla Fda in 8 anni (dal 20017 al 2025), è emerso infatti che questi prodotti sono stati collegati a gravi patologie cardiache con una frequenza significativamente superiore ad altri prodotti. In particolare sono stati associati a una maggiore segnalazione di arresto cardiaco e infarto soprattutto nella fascia d'età tra 18 e 34 anni, solitamente non considerata ad alto rischio per il cuore. Sono necessari ulteriori studi e un monitoraggio sistematico per comprendere meglio la relazione, precisano gli autori. Ma è un fatto che le vendite di bevande energetiche contenenti caffeina sono più che raddoppiate nell'ultimo decennio, osservano gli esperti. E le prove disponibili indicano che dosi elevate di caffeina sono associate a danni cardiovascolari. Gli operatori sanitari hanno anche descritto casi di aritmie in persone che avevano consumato questi prodotti. "Vengono commercializzati come energizzanti quotidiani e venduti accanto a bibite gassate e acqua in bottiglia, quindi la maggior parte delle persone presume non comportino rischi reali", avverte l'autore dello studio Sai Samayamanthula, della University of Virginia School of Medicine di Charlottesville, in Virginia. Rispetto al caffè preparato con la moka, alcune bevande energetiche contengono fino a 3 volte più caffeina e alcuni integratori pre-allenamento ne contengono oltre 12 volte di più. "Chi consuma regolarmente energy drink o altri integratori stimolanti può superare rapidamente il limite giornaliero raccomandato di caffeina, quindi è importante essere consapevoli che possono comportare un rischio di danni cardiovascolari".  

Nuove ricerche si focalizzano poi sul consumo di cannabis che "sembra essere collegato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari", in particolare di ictus, e i risultati di un lavoro in presentazione a Chicago suggeriscono a questo proposito di considerare anche l'uso di questa sostanza (inclusa marijuana e indipendentemente dalla forma in cui si asssume) nella valutazione del rischio cuore, dato che il suo consumo è in aumento (nel 2024, 1 adulto su 6 negli Usa ha dichiarato di averne fatto uso nell'ultimo mese, rispetto a 1 su 10 nel 2020, con un incremento del 51%). Persino il rumore può avere un ruolo negativo per la salute cardiaca e anche di questo si discuterà alle Sessioni scientifiche dell'American Heart Association. La ricerca che sarà presentata segnala che gli adulti esposti ad alti livelli di rumore proveniente dal traffico residenziale (auto e autobus), nonché da aerei e treni, presentano un rischio maggiore di gravi eventi cardiaci e una maggiore probabilità (+8-10%) di sviluppare fattori di rischio cardiovascolare come colesterolo alto, pressione alta o diabete, a sorpresa anche tra le persone con un sonno sano.  

 

Il rumore del traffico, stradale e proveniente da altre forme di trasporto, è diventato un problema significativo e per l'Organizzazione mondiale della sanità rappresenta un rischio per la salute pubblica che ha portato a stabilire dei limiti all'esposizione, ricorda Joseph Nguyen, del Massachusetts General Hospital e del Cardiovascular Imaging Research Center di Boston. Questo studio "si aggiunge alle crescenti evidenze che dimostrano come fattori ambientali quali l'inquinamento atmosferico, il rumore, la luce artificiale, gli inquinanti chimici e gli eventi climatici possano contribuire al significativo carico di malattie cardiovascolari, una delle principali cause di morte a livello globale", conclude Keith Churchwell (Vanderbilt School of Medicine di Nashville, Tennessee), che non ha partecipato alla ricerca ma è coautore di una dichiarazione scientifica congiunta dell'American Heart Association sul tema. "L'adozione di politiche più rigorose per ridurre l'esposizione a fattori ambientali avversi e la costruzione di infrastrutture sostenibili che privilegino il benessere ci aiuteranno ad affrontare queste problematiche ambientali, a migliorare la salute cardiovascolare e a creare comunità più sane e sostenibili per i nostri figli e i figli dei nostri figli". 

 

3 nov 2026

Italiani sempre più stressati, i dati preoccupano: il 51% dei lavoratori sotto pressione

(Adnkronos) - Italiani stressati? Abbastanza "il quadro è quello di un Paese sotto pressione. Secondo il rapporto Gallup 2026, il 51% dei lavoratori italiani ha sperimentato molto stress il giorno precedente l’intervista, contro una media europea del 39%. Un’indagine Ipsos del 2025 rileva inoltre che il 59% degli italiani ha vissuto nell’ultimo anno momenti di stress così intensi da non riuscire a gestirli. Sono dati che trovano riscontro anche nel Report 2026 dell’Osservatorio Benèpsys, nel quale lo 'Stress Index Italia' registra un valore medio di 5,26 su 7". Lo spiega all'Adnkronos Salute David Lazzari, presidente di Benèpsys a pochi giorni dalla Giornata per la consapevolezza dello stress, in calendario il 7 novembre.  

Il punto centrale, aggiunge, "non è soltanto quanto stress viviamo: è il rapporto tra le richieste che dobbiamo affrontare e le risorse che abbiamo a disposizione. Quando questo equilibrio si altera e non riusciamo a recuperarlo, lo stress rischia di trasformarsi da normale e utile meccanismo di adattamento in una condizione persistente di sovraccarico. Oggi le pressioni derivano da una combinazione di fattori: ritmi di vita e di lavoro, responsabilità familiari, difficoltà economiche, incertezza sul futuro. E non colpiscono tutti allo stesso modo: chi dispone di minori risorse economiche, personali e relazionali è generalmente più esposto alle conseguenze del sovraccarico". 

Lo stress, inoltre, "non riguarda soltanto il nostro stato d’animo. Quando diventa cronico può incidere sulla qualità del sonno, sull’equilibrio emotivo, sulle relazioni e, attraverso diversi meccanismi biologici, anche sulla salute fisica. Per questo dobbiamo cambiare prospettiva. Non basta chiedere alle persone di essere più resilienti e imparare a gestire lo stress. Dobbiamo - precisa Lazzari - anche intervenire sulle condizioni che generano un sovraccarico eccessivo e rafforzare le risorse individuali e collettive. La vera prevenzione dello stress non consiste nell’eliminarlo dalla nostra vita, ma nel rendere più sostenibile il rapporto tra ciò che la vita ci chiede e ciò che ci permette di affrontarlo". 

 

2 nov 2026

Elezioni midterm Usa, per i sondaggi sarà onda blu senza precedenti: ma fino a che punto ci si può fidare?

(Adnkronos) - Un'onda blu senza precedenti, non paragonabile a quelle precedenti, che potrebbe attraversare roccaforti Gop come il Texas e Kansas con risultati impensabili fino a pochi mesi fa. E' questo lo scenario che emerge dagli ultimi sondaggi alla vigilia dell'Election Day, in particolare i Final Polls del New York Times che descrivono una situazione di vantaggio per i dem in tutti i sette stati che saranno decisivi per il controllo del Senato: Michigan, Kansas, Texas, Maine, Ohio e, anche se per un soffio, in Alaska e Iowa. 

Risultati così positivi, per esempio un vantaggio di 11 punti di Abdul El Sayed su Mike Rogers in Michigan, che spinge lo stesso giornale americano a chiedersi se ci si può fidare di questi sondaggi, avvisando che non è la prima volta dall'inizio dell'era Trump che pronostici positivi per i democratici poi si sono rivelati sbagliati nel segreto dell'urna. Secondo il Times "c'è la reale possibilità" che questo possa succedere di nuovo: "I sostenitori del presidente Trump sono tendenzialmente restii a rispondere ai sondaggi, cosa che introduce quindi il rischio costante di un errore di valutazione".  

In ogni caso, il vantaggio dei dem appare tale che potrebbe portare a una loro vittoria anche con un errore di calcolo del peso del voto repubblicano, anche perché - ricorda il Times - queste elezioni offrono la possibilità di dare un giudizio su un presidente altamente impopolare: solo Harry Truman nel 1946 ha affrontato le elezioni di midterm con un tasso di popolare più basso di quello attuale di Trump, intorno al 35%. Trump risulta impopolare, per la prima volta, anche tra elettori repubblicani, con un tasso di popolarità almeno 12 punti più basso di quello che aveva nel 2018, quando alle elezioni di midterm vi fu una 'blue wave" che permise di ottenere una solida maggioranza alla Camera, ma non di strappare seggi ai repubblicani al Senato.  

 

2 nov 2026

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